Open AI – l’azienda di ChatGPT – ha aperto uno spazio dedicato all‘insegnamento.
Tra i vari temi, la questione del plagio.
(Non) stupisce la previsione nelle FAQ di deferenza subordinata e di affidamento tra il mistico e l’ingenuo da parte dei possibili utenti, a fianco della diffidenza.
D: Posso chiedere a ChatGPT se ha scritto qualcosa?
R: ChatGPT non ha alcuna “conoscenza” di quali contenuti potrebbero essere generati dall’intelligenza artificiale o cosa ha generato. A volte creerà [sic!] risposte a domande come “hai scritto tu questo [saggio]?” o “questo potrebbe essere stato scritto dall’intelligenza artificiale?” Queste risposte sono casuali e non hanno alcun fondamento nella realtà.


Si tratta in fondo dello stesso atteggiamento che permette all’Accademia di occupare uno spazio culturale vuoto, perché nessuno – nel patto intracitazionale di reciproca validazione – ha interesse o volontà a rilevare (eventuali) strafalcioni.