Il pensiero tecno-liberista per la competizione e la produttività ha le idee chiare – come per altro già dimostrato da Amazon con le proprie policy interne – su cosa serva al profitto e alla messa a valore:
la transizione fra uomo e macchina non avviene tra fisico e mentale, ma tra mentale e attività di routine non creativa (…) Il compito dell’algoritmo risponde a determinate sequenze, quello dell’essere umano è creare valore, anche grazie alle competenze di altri suoi simili. (F. Brami – T. Cetarini, “Humantech. Costruire l’azienda intelligente mettendo insieme persone e algoritmi”)
Il pensiero critico (si fa per dire…) radicale (aggettivo usato per inerzia e/o compassione) è invece fermo a rosicare su cosa sia o non sia l’intelligenza, immaginando studenti che in bagno ricevono via smartphone versioni, traduzioni, temi e altri elaborati dalle chatGPT (la versione al femminile plurale è una recente formulazione del Manifesto).