La grande mistificazione dell’innovatività

Landini è molto netto:

ci sarà bisogno di una grande alleanza tra sindacato e mondo del sapere, per dotare le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli elementi di conoscenza necessari a non subire la frammentazione e a dire la loro su come le innovazioni tecnologiche cambiano il lavoro e la vita del lavoratore. Se, insomma, le tecnologie sono progettate per aumentare la qualità del lavoro e ampliare davvero l’autonomia di chi lavora, o per rendere il lavoro ancora più subalterno al comando e al controllo dell’impresa (M. Landini, Prefazione a I. Ferreras – J. Battilana – D. Méda, “Il Manifesto del Lavoro. Democratizzare, Demercificare, Disinquinare“)

E questo fa ben risaltare che ciò che avviene nell’istruzione è esattamente l’opposto, perché si assume una prospettiva adattiva e gerarchizzante a priori sia per quanto riguarda gli studenti sia per quanto riguarda la formazione degli insegnanti, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale, presentata come voucher di investimento per il presente dell’insegnamento e per il futuro dell’apprendimento nella sua attuale veste di dispositivo del comando capitalistico e dell’egemonia neoliberista cannibale, invisibilizzata perché assorbita nell’approccio che fa dell’innovazione uno scopo e rinuncia all’idea di progresso come avanzamento sociale globale ed equo.