La capacità delle infrastrutture, in particolare delle infrastrutture digitali, di influenzare e determinare il ritmo e la tempistica della vita quotidiana è sempre più evidente. Sembrano quasi rendere le persone semplici estensioni degli artefatti tecnologici e delle reti stesse. Questo fenomeno è strettamente legato all’importanza sempre crescente delle tecnologie digitali nella nostra società. Le infrastrutture digitali hanno il potere di plasmare le interazioni umane, influenzando i nostri comportamenti e modi di vivere. Con la loro pervasività e onnipresenza, queste infrastrutture hanno il potenziale di trasformare il modo in cui pensiamo, lavoriamo e ci relazioniamo agli altri, spingendoci ad adattarci ai tempi e ai ritmi imposti dalla tecnologia.
Le piattaforme digitali dei servizi della last-mile logistics costituiscono allora quell’infrastruttura materiale ed esperienziale del mondo a domicilio che consente la soddisfazione immediata di ogni desiderio di consumo (o meglio, che consente di creare nuovi desideri a comoda portata di click), legittimando un modello sociale che non solo è costruito sulla pelle di una manodopera dei servizi di serie B, ma che risulta anche del tutto incompatibile con la sfida ecologica che il pianeta oggi impone alla nostra specie. Bisogna ridiscutere dalle fondamenta tale modello di accelerazione del consumo, del tempo e della vita degli individui fondato sullo sfruttamento cieco di risorse umane e non-umane. In alternativa, possiamo sempre attendere che collasso sociale ed emergenza climatica si presentino brutalmente a bussare alla nostra porta, rigorosamente «a domicilio». (G. Peterlongo, “Nella trama dell’algoritmo. Lavoro e circuiti informali nella gig-economy”)