Lo fanno Dardot e Laval
Ricordiamo anzitutto che cos’è il neoliberismo, il quale perde molta della propria pertinenza quando viene impiegato in modo confuso, cosa che accade spesso. Non si tratta, infatti, semplicemente di un insieme di politiche economiche monetarie o di austerità o della mercificazione dei rapporti sociali o della «dittatura dei mercati finanziari». Si tratta, più fondamentalmente, di una razionalità politica ormai diventata globale, che consiste per i governi nell’imporre all’interno dell’economia, ma anche della società e dello Stato stesso, la logica del capitale, fino a farne la forma delle soggettività e la norma dell’esistenza. Progetto radicale, e se vogliamo persino rivoluzionario, il neoliberismo non si confonde con un conservatorismo che si accontenterebbe di riprodurre le strutture di disuguaglianze consolidate. Attraverso il ricorso a relazioni internazionali di concorrenza e di dominio, attraverso la mediazione delle grandi organizzazione della governance internazionale (Fondo monetario, Banca mondiale, Unione Europea…), questo modo di governo è diventato nel corso del tempo un vero e proprio sistema globale di potere presieduto dall’imperativo della sua stessa autoconservazione. Ciò che caratterizza questo modo di governo è il fatto che esso si alimenta e si radicalizza attraverso le sue stesse crisi: il neoliberismo si fonda e si rafforza proprio perché governa attraverso la crisi. (…) Dagli anni Settanta, il neoliberismo in effetti si nutre delle crisi economiche e sociali che esso stesso produce. La sua risposta è invariante: anziché mettere in discussione la logica che ha portato alle crisi, occorre spingere ancora più lontano questa stessa logica e lavorare per il suo indefinito rafforzamento. (…) . Governare attraverso la crisi è possibile unicamente perché il neoliberismo è diventato un sistema. Ogni crisi economica, a partire da quella del 2008, è letta attraverso i termini del sistema e le risposte alle crisi sono unicamente quelle con esso compatibili. L’«assenza di alternative» non è solo l’espressione di un automatismo teorico, è altresì l’espressione di un funzionamento sistemico sul piano globale. Accentuando la globalizzazione e attraverso il rafforzamento dell’Unione Europea, gli Stati hanno istituito un insieme di regole e di vincoli che li portano a reagire in conformità con le condizioni del sistema stesso. (…) Il neoliberismo definisce una precisa forma di vita nelle società occidentali e in tutte quelle società che hanno intrapreso il cammino della presunta modernità. Questa norma impone a ognuno di vivere in un universo di competizione generalizzata, prescrive alle popolazioni di scatenare le une contro le altre una guerra economica, organizza i rapporti sociali secondo un modello di mercato, arriva a trasformare perfino l’individuo, ormai esortato a concepire se stesso come un’impresa. Da pressoché un terzo di secolo, questa norma esistenziale presiede alle politiche pubbliche, governo le relazioni economiche mondiali, trasforma la società e rimodella la soggettività. (…) , il neoliberalismo è precisamente il dispiegamento della logica del mercato come logica normativa, dallo Stato fino ai meandri più intimi della soggettività (P. Dardot – C. Laval, “La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista”)