Non mercato, ma tecnofeudi digitali basati sul cloud

Varoufakis è quasi provocatorio:

(…) nel regno di Jeff (…) tutto e tutti sono intermediati non dalla disinteressata mano invisibile del mercato, ma da un algoritmo che lavora per il risultato di bilancio di Jeff e balla esclusivamente al ritmo della sua musica. (…) Un tale potere concentrato dovrebbe spaventare a morte chi ha una mentalità liberale. Chiunque sia fedele all’idea del mercato (per non parlare dell’autonomia del singolo) dovrebbe riconoscere che il capitale cloud è la sua campana a morto. Dovrebbe anche dare una scossa agli scettici del mercato, in particolare i socialisti, e al loro assunto compiacente che amazon.com sia cattiva perché è un mercato capitalista impazzito. In realtà, è qualcosa di peggio. (…) [Analoga è la] Tesla, l’azienda di auto elettriche di successo di Elon Musk. Una ragione per cui i finanziatori la valutano così tanto di più rispetto alla Ford o alla Toyota è che ciascun circuito delle sue macchine è collegato al capitale cloud. Oltre a dare alla Tesla il potere di spegnere una delle sue macchine da remoto, se ad esempio il conducente non rispetta le manutenzioni come richiesto dalla compagnia, anche solo andando in giro con la loro auto i possessori di una Tesla stanno caricando in tempo reale informazioni (compresa quale musica stanno ascoltando!) che arricchiscono il capitale cloud della compagnia. Possono anche non pensare a sé stessi come a servi della gleba del cloud, ma, purtroppo, è esattamente quello che sono gli orgogliosi possessori delle nuove, stupendamente aerodinamiche e scintillanti Tesla (Y. Varoufakis, “Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo“)