Asimmetrie criminalizzanti a priori?

Marvulli è netta:

Con un regolamento del 20 maggio 2019, la Commissione Europea ha aumentato il controllo alle frontiere rendendo interoperabili tutti i sistemi di informazione dell’UE. Il braccio operativo è Eu-Lisa, un’agenzia con sede a Tallinn. In pochi anni, Eu-Lisa, in alleanza con Frontex, si è assunta lo sviluppo e la gestione di tutti i sistemi informatici su larga scala relativi alle frontiere e alle migrazioni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La rete della sorveglianza si estende e si infittisce; nell’aprile del 2020, Eu-Lisa ha assegnato un appalto da 302,55 milioni di euro per sviluppare la parte di biometria di Entry/Exit System (EES), il programma di registrazione automatica dei cittadini di paesi terzi che attraversano i confini europei; ed è in fase di sviluppo lo Shared biometric matching system (sBMS), un sistema condiviso di biometria. Secondo i dati riportati nel piano triennale licenziato dal consiglio di Eu-Lisa, il sistema è costato 25,6 milioni nel 2021 e 71,7 nel 2022, e ne costerà 19,45 nel 2023. Stando ai piani, sBMS si sostituirà ai singoli database e svolgerà tutte le funzioni in una, dalla raccolta di impronte digitali a quella dei visti e dei profili dei richiedenti asilo. Questo archivio non conterrà più i dati originali, accessibili all’umano, ma stringhe di codice riferite univocamente all’identità delle persone registrate, e comprensibili agli algoritmi di riconoscimento biometrico che sostituiranno l’umano nelle procedure di identificazione. Philippe Barreau, vicepresidente di Idemia (l’agenzia che si è aggiudicata l’appalto insieme a Sopra Steria), lo ha definito “uno dei più grandi sistemi biometrici al mondo”; sBMS integrerà dati, impronte digitali e volti di oltre 400 milioni di cittadini di Paesi terzi. Così, l’Unione Europea si sta dotando di un portale di ricerca che consentirà alle autorità competenti di ogni stato membro di effettuare ricerche simultanee su più banche dati, un vero e proprio sistema paneuropeo di riconoscimento e identificazione. Questa infrastruttura suscita perplessità da più parti. Luca Zorloni, web editor di Wired ed esperto di privacy, spiega: “Nel momento in cui l’Europa fa dialogare tutti questi archivi ottiene un nuovo database. Ma l’effetto di questo incrocio, di questo combinare dati presenti in più banche, non possiamo conoscerlo a priori. Questa operazione può penalizzare persone che risultano in uno dei database originari, e che a seguito dell’uso combinato di questi dati potrebbero essere profilate come criminali pur non avendo commesso alcun crimine”. I migranti, oltretutto, rappresentano una categoria fisiologicamente fragile: nella zona grigia dell’identificazione, il loro status giuridico è ancora tutto da formulare. Dice la sociologa Laura Carrer: “Per ottenere accoglienza in Europa, queste persone si trovano a dover rilasciare informazioni protette dal regolamento sul trattamento dei dati personali, informazioni che qualsiasi cittadino europeo ha il diritto di NON rilasciare. Si tratta di un vero e proprio baratto dei dati personali con l’accoglienza”. L’infrastruttura tecnologica non fa che amplificare e automatizzare sia le asimmetrie di potere tra i migranti arrivati in Europa e noi cittadini dei paesi ospitanti sia il rischio di criminalizzazione già insito nei gangli delle politiche migratorie dell’Unione. (R. Marvulli, “Vite migranti costrette in un database”, in AA. VV., “Miti e trappole dell’intelligenza artificiale”)