Giordano propone alcune osservazioni molto azzeccate e lucide
a mio parere la domanda da porsi è la seguente: “C’è stata una sufficiente educazione?”. Infatti, stiamo parlando di un cambiamento repentino che si è verificato nel giro di una manciata di anni e che ci ha un po’ travolti. Il mondo dell’informatica è ricco di professori ed esperti che utilizzano un linguaggio difficile, ostico ai più; quello che sembra appunto mancare è una figura simile a quella della “maestra”. La maestra aiuta a capire gli avvenimenti principali e la logica base di una determinata materia, fornisce gli strumenti per non essere completamente disarmati di fronte a una nuova tematica. Questo tipo di figura è mancato nell’avanzata del Web e delle tecnologie informatiche, così come è mancato un lavoro di divulgazione che fiancheggiasse i nuovi raggiungimenti tecnologici. Se a questo si aggiunge il discorso del linguaggio legato all’informatica, (…), vediamo come fra inglesismi, tecnicismi, acronimi e quant’altro, gli sforzi di rendere l’informatica accessibile e soprattutto comprensibile sono stati decisamente flebili. Ci ritroviamo dunque a fronteggiare una situazione sociale che vede la presenza di folti gruppi di “analfabeti digitali” o “ignoranti digitali”. Cioè coloro che non hanno nessun tipo di rudimento informatico o di comprensione delle dinamiche del mondo digitale. (G. Giordano, “Le parolacce del computer. Come sopravvivere alla rivoluzione digitale, imparare qualcosa ed essere felici”, in P. Jarre – F. Bottino – a cura di – “Sloweb, piccola guida all’uso consapevole del web”)