Processo di piattaformizzazione delle industrie culturali

Bonini e Treré chiariscono:

La piattaformizzazione determina un passaggio da mercati a una e due facce a mercati complessi e multilaterali. (…) La piattaforma delle industrie culturali – dalla musica alla televisione, dall’editoria al giornalismo, dalla moda al design – incide fortemente sulle posizioni di potere acquisite dai produttori culturali tradizionali. Ad esempio, i giornalisti, che finora hanno svolto un ruolo centrale nell’intermediazione dell’informazione, vengono emarginati poiché dipendono sempre più dagli algoritmi di Facebook e Twitter per fornire le notizie che producono ai loro lettori. Questo cambiamento innesca l’adozione di nuove strategie gestionali da parte dei media tradizionali e li spinge ad adattare i propri meccanismi editoriali alle logiche delle piattaforme (…) Le piattaforme decidono i modi in cui il pubblico scopre gli artefatti culturali e le regole che governano i processi di distribuzione culturale. (…) i creatori che hanno plasmato artefatti culturali attraverso la propria creatività devono necessariamente rendere gli artefatti adatti alla piattaforma che fornirà l’infrastruttura per connetterli con un pubblico potenziale. I produttori culturali dovranno quindi ottimizzare le loro creazioni, preparandole in modo che possano essere il più possibile “riconoscibili” dagli algoritmi delle piattaforme (…) non solo le industrie culturali dipendono dal potere delle piattaforme, ma anche gli artefatti culturali basati sulla piattaforma sono contingenti, cioè vengono continuamente riprogrammati e manipolati, come la posizione di una canzone in una playlist o il titolo di una notizia su un giornale online. (…) i creatori di contenuti devono adattare le loro idee creative alle affordances tecnologiche delle piattaforme. Questo fenomeno non è del tutto nuovo, dal momento che i creatori di contenuti hanno sempre dovuto adattarsi alle precedenti infrastrutture mediatiche, come la radio e la televisione. In sintesi, l’idea della piattaformizzazione della cultura sostiene che i produttori culturali, gli artefatti culturali e i consumatori culturali sono sempre più dipendenti dalle scelte delle piattaforme che diventano i nuovi guardiani dell’industria culturale (…) Questi nuovi gatekeeper reagiscono in tempo reale alle scelte di consumo del proprio pubblico e modificare gli artefatti per soddisfare le loro esigenze e desideri, o ancora meglio, per anticiparli attraverso un’analisi accurata del loro profilo gustativo. Se la forma e la rilevanza degli artefatti culturali sono contingenti, e non immutabili, significa anche che possono essere manipolati. Di solito, questa manipolazione è appannaggio delle piattaforme, che modificano i loro prodotti in base al feedback degli utenti. Ad esempio, Netflix offre lo stesso film o serie televisiva a utenti diversi, adattando la copertina in base al profilo di gusto dell’utente: in questo modo, lo stesso oggetto può assumere molteplici forme in base a culture distinte. Tuttavia, se un oggetto culturale è contingente, la sua visibilità dipende anche dal feedback degli utenti. Questo significa quindi che anche l’utente, in misura minore, ha il potere di influenzare (organicamente o artificialmente) la visibilità di quell’artefatto (T. Bonini – E. Treré, “Algorithms of Resistance- The Everyday Fight against Platform Power”, Traduzione in proprio)