Questo l’approccio di F. Balestrieri e L. Balestrieri:
La guerra economica, combattuta sul piano del commercio e delle tecnologie digitali tra Stati Uniti e Cina fin dagli anni di Trump, sta perciò adesso potenzialmente assumendo anche alcuni caratteri di economia di guerra. La sopravvivenza delle supply chain, il controllo delle tecnologie e l’approvvigionamento delle materie prime strategiche contano sia come condizione della potenza economica, fondamento ultimo del potere geopolitico, sia per la loro esplicita valenza militare. Economia di guerra, perché il rischio di confronto armato non è più inattuale e, dunque, occorre avere una base tecnologico-industriale che non si faccia trovare impreparata all’acuirsi e al temuto precipitare delle crisi: avvertenza che, per fare solo un esempio, si trova espressa in termini espliciti nella strategia di sicurezza nazionale francese.1 Economia di guerra, per il parziale ma significativo conseguente rovesciamento di priorità tra logica dell’efficienza e logica della sicurezza – quest’ultima ormai indiscussa stella polare che orienta i comportamenti e le decisioni della politica. (…) La tecnologia, nell’attuale fase di sviluppo, dà dunque forma alla competizione geopolitica, ne costituisce l’elemento caratterizzante, come in passato sono stati la demografia o l’estensione territoriale nelle età preindustriali o l’industria e le materie prima nell’era dell’acciaio e del petrolio. Nell’orizzonte del digitale e dell’intelligenza artificiale, la potenza della tecnologia abilita la potenza degli Stati nella lotta per le quote di potere mondiale e, in ultima istanza, per l’egemonia. Il suo controllo è ciò per cui gli Stati [in particolare USA e Cina] si mobilitano. (…) La competizione geopolitica, soprattutto quando si sporge sulla soglia del conflitto armato, richiede d’altra parte la solidità interna degli Stati, in termini di coesione sociale e di consenso culturale. Questa solidità è stata però destrutturata dalla rivoluzione tecnologica e dalle asimmetrie di potere e di ricchezza create da decenni di globalizzazione. La centralità delle tecnologie ha così una nuova occasione per mostrarsi, questa volta sotto l’aspetto dei meccanismi della sorveglianza culturale, della guerra cognitiva e delle destabilizzazioni incrociate. L’età della sicurezza e del conflitto conferma di essere anche l’età del controllo. (…) Dato il carattere totalitario dell’impatto della tecnologia su società, economia e cultura, e data la mobilitazione totale delle risorse conoscitive e materiali che la lotta per il suo controllo impone, il decoupling è destinato a diventare ben più che separazione industriale nei settori strategici, per dilatarsi in divisione e contrapposizione che investono progressivamente ideologia e società. Vediamo già molti segnali che ricordano le dinamiche della prima guerra fredda, quella tra Stati Uniti e Unione Sovietica. (…) Le tecnologie che hanno innescato l’attuale rivoluzione industriale stanno anche determinando una rivoluzione militare: non un semplice incremento di capacità operativa ma un salto qualitativo nella potenza geopolitica e nei suoi conflitti. La rivoluzione militare che sta prendendo forma – momento di discontinuità e cambio di paradigma nel modo di concepire e gestire la guerra – non è solo una questione di armamenti. Investe la natura stessa del conflitto e il potere che lo gestisce. Trasforma non solo gli strumenti ma anche gli spazi (i domini) della guerra, le sue dottrine strategiche e la sua stessa natura – in quanto modifica il rapporto tra mentale e fisico, tra biologico e artificiale. Occorre perciò analizzarla nei suoi diversi aspetti: la modifica degli armamenti nel perimetro dei domini preesistenti (terra, mare, cielo e cyber-spazio); l’allargamento di questo perimetro allo spazio extra-atmosferico e la prefigurazione di un ulteriore dimensione del conflitto, di natura diversa e complessa, sia perché proiettata verso la modifica dell’umano con le tecnologie di human enhancement, sia perché assume la mente come terreno di guerra; la modifica del rapporto tra tecnologie e base industriale dell’innovazione, con un’inversione rispetto all’esperienza del Novecento. (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)