Mobilitazione culturale totale: necessità di nuovi dispositivi intellettuali

Per F. Balestrieri e L. Balestrieri

Simmetricamente all’impatto totale della tecnologia su economia e società, il suo sviluppo e controllo impongono una mobilitazione altrettanto totale delle risorse intellettuali e industriali. L’integrazione di scienza e industria, già strutturata nel Novecento, diventa nell’era digitale evoluzione simbiotica di un complesso tecnoindustriale che richiede allineamento tra ricerca scientifica, rigenerazione del capitale umano e rivoluzione continua della base produttiva, riconvertendo a questo schema i consumi, le relazioni sociali e le forme della cultura. Tutto questo con una velocità e un’intensità non paragonabili a quanto successo nel secolo dell’industrialismo novecentesco, quando le tecnologie pur modificarono a fondo le concezioni dello spazio, del tempo e della razionalità sociale – e già allora la rapidità e profondità del cambiamento apparvero come frattura inaudita nella storia umana. Lo sfumare dei confini tra fisico e virtuale, da un lato, e di quelli tra umano e artificiale dall’altro richiede anche un grande sforzo di adattamento culturale. La conquista del linguaggio naturale da parte dell’intelligenza artificiale o la possibilità di manipolare il Dna proiettano gli individui e la società su terreni inesplorati, per la cui mappatura occorrono innanzitutto nuovi strumenti intellettuali per comprendere, valutare e governare la trasformazione. L’intelligenza artificiale ci sfiderà con forme di razionalità che costringeranno a modificare l’approccio umano all’intellezione del mondo: una rivoluzione cognitiva che non è detto sapremo governare e che ci porterà a una rivoluzione culturale di cui non possiamo prefigurare l’esito finale. Non vi è area dell’economia, della società o della vita quotidiana che non sia in qualche modo investita dalla mobilitazione di saperi, risorse umane e capitali necessaria a sostenere la competizione tecnologica; e di tale mobilitazione il potere dello Stato è spinto a farsi promotore e guida, perché la posta in gioco è così alta e tutto è così veloce e pervasivo che la lotta per il primato tecnologico mette in gioco l’essenza della geopolitica, ossia la difesa della sovranità e la ripartizione del potere globale. (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)