F. Balestrieri e L. Balestrieri così concettualizzano
i sistemi di Stati, più o meno ordinati attorno a una potenza centrale che lotta per mantenere l’egemonia, per conquistare una nuova leadership, o per illudersi di bloccare il proprio declino. Sono gli imperi della tecnologia, le forme di organizzazione politico-economica degli spazi globali dopo che è caduta l’illusione che, sotto l’ala benevola del momento unipolare americano, Internet e il commercio internazionale avrebbero progressivamente ma inevitabilmente creato un mondo piatto, omogeneo sul piano delle ideologie e pacificato su quello del potere. (…) I progetti rivali di riorganizzazione dell’economia mondiale, fuori dalle logiche di globalizzazione che avevano segnato il trionfante inizio del nuovo secolo fino alla crisi finanziaria del 2008, sono innanzitutto disegni di ristrutturazione degli spazi dell’innovazione, della produzione e degli scambi. Vi è una logica difensiva, che riorganizza le supply chain e i knowledge network nei settori strategici in modo da impedire che azioni ostili possano bloccarli o destrutturarli. E vi è una logica offensiva, che opera in modo da rendere inefficienti o bloccare quelli della nazione rivale. (…) supply chain in questo contesto è l’insieme degli elementi che configurano un network tecnologico-industriale, dalle istituzioni della ricerca scientifica applicata a quelle che governano l’accumulo di know-how nelle risorse umane, ai soggetti che forniscono le materie prime e alle imprese che contribuiscono ai vari stadi della produzione. L’innovazione è il prodotto di una rete, nella quale interagiscono scienza, finanza, formazione e imprenditorialità, e nella quale la presenza dello Stato, nel nuovo contesto di sfida geopolitica, diventa sempre più evidente e determinante. La competitività dei comparti tecnologico-industriali strategici dipende dal buon funzionamento di questi network. (…) Il friend-shoring, ridisegno delle supply chain e dei network tecnologici in funzione della sicurezza e della coesione politica, assurge a criterio di allocazione di risorse e di creazione di nuove dipendenze. (…) La rete sociale e l’apparato cognitivo che producono tecnologie e la struttura industriale che genera innovazione sono riorganizzate su principi di sovranità e di sicurezza, e rese funzionali alla competizione geopolitica (…) Non la fine della globalizzazione è in gioco, ma la sua brutale reingegnerizzazione, secondo logiche di sicurezza. In parte è regionalizzazione, in parte ancor maggiore è riglobalizzazione secondo criteri di appartenenza e affiliazione. Al fondo di questo riassetto è l’esigenza di controllo e governo dei sistemi strategici delle tecnologie. (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)