F. Balestrieri e L. Balestrieri argomentano:
Il decoupling digitale non è il divieto di TikTok, bensì il conflitto in corso tra le potenze tecnologiche per il controllo di standard e infrastrutture fisiche. (…) Quanto più l’industria e la società si riorganizzano attorno alle reti digitali e adottano il modello della piattaforma, tanto più contano le regole e gli standard tecnici che ne consentono la costante pervasiva iperconnessione. Quanto più la socialità, la produzione e il consumo si riconfigurano per effetto di un’intelligenza artificiale diffusa e integrata con ogni funzione e nodo del mondo fisico, tanto più gli standard che regolano la comunicazione istantanea e l’accumulo, il trasferimento e l’interpretazione dei dati diventano cruciali. (…) La definizione degli standard è diventata perciò un ennesimo fronte della competizione tra Stati Uniti e Cina. E poiché entrambi ricercano la maggior diffusione internazionale degli standard tecnici elaborati dalla propria industria, la proiezione sui mercati globali diventa competizione diplomatica, talvolta coercizione. (…) Quando un Paese sceglie tecnologia americana o cinese per costruire la propria rete di telecomunicazioni e informatizzare il sistema dei trasporti, sa bene che avrebbe un costo probabilmente inaccettabile qualora, in un momento successivo, decidesse di cambiare fornitore. La tecnologia crea scelte di campo. (…) , l’effetto del decoupling è rafforzato dal carattere indiretto che assumono le sanzioni americane. Va ricordato che, per effetto dell’espansione esponenziale del cloud, le piattaforme che ne gestiscono la gran parte con le loro infrastrutture globali – Google, Amazon e Microsoft – cumulano un utilizzo dei cavi sottomarini superiore a quello delle stesse società di telecomunicazioni. Nel 2022 queste piattaforme più Facebook utilizzavano la fibra sottomarina per un totale di 2.500 tbps (terabit al secondo), mentre le telco si fermavano a 1.000 tbps. La filiera dei cavi sottomarini distingue chi li costruisce, chi ne è proprietario e fa da operatore, e chi li utilizza. Poiché i big tech americani sono ormai di gran lunga i maggiori utilizzatori, è difficile che chi possiede i cavi si rivolga per costruirli a società cinesi, che “contaminerebbero” il progetto rendendo quasi impossibile venderne poi la capacità trasmissiva alle piattaforme americane. (…) Quanto avviene nelle profondità degli oceani esprime nel modo più concreto la realtà del decoupling. L’universalità di Internet aveva costruito reti, codici e comportamenti della globalizzazione. Il mondo che adesso prende forma nel conflitto della nuova geopolitica cresce anche attorno a una faglia, sempre più evidente, nelle fondamenta del digitale. (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)

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