F. Balestrieri e L. Balestrieri chiariscono:
Un ecosistema d’imprese e consumatori attivamente coinvolti nella digitalizzazione dei servizi e nell’innovazione genera un enorme volume di dati, risultato della densità di transazioni e della miriade di soggetti in esse impegnati: disponibilità di dati che costituisce una condizione per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la sua applicazione ai diversi settori dell’industria. La dimensione stessa del mercato cinese e la velocità della sua digitalizzazione rappresentano perciò un vantaggio competitivo del sistema dell’innovazione, in quanto accelerano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la sua diffusione, a sua volta volano di ulteriore produzione di dati. (…) l’incredibile abbondanza di dati prodotta nel mercato cinese da miliardi di microtransazioni può consentire alla Cina di procedere per innovazioni continue e puntare alla leadership. (…) Non un avanzamento che provoca discontinuità, ma un’innovazione che si cumula in modo incrementale e costante in un percorso di autonomia tecnologica e che può, alla fine, portare alla leadership industriale. (…) nonostante gli obiettivi mancati, le vicende poco limpide che talvolta hanno portato anche personaggi eccellenti dietro le sbarre, e le innegabili inefficienze, i fondi guida di investimento hanno contribuito in modo determinante alla scalata cinese alla tecnologia. Hanno garantito alle startup e alle altre imprese tecnologiche un apporto di capitali pazienti, in grado di finanziare l’innovazione nella fase pericolosa tra lo sviluppo iniziale e la commercializzazione, senza quel piegare l’orizzonte temporale su una linea troppo ravvicinata, che è proprio la criticità individuata nel comportamento del venture capital nel modello d’innovazione americano degli ultimi decenni. I fondi guida cinesi hanno saputo valorizzare il loro potenziale di raccordo tra pianificazione statale, capitali pubblici e investimenti privati a partire dalla metà degli anni Dieci di questo secolo, quando la politica industriale di Pechino è diventata più sofisticata, più ambiziosa e, soprattutto, più esplicitamente espressione di un progetto geopolitico. (…) Il quattordicesimo piano quinquennale prevede l’istituzione di nuovi centri di ricerca nazionali per le tecnologie quantistiche, l’intelligenza artificiale, la fotonica, la nano-elettronica, il biotech, il farmaceutico e l’energia. Annuncia anche piani specifici per le scienze della mente, l’aerospaziale e l’esplorazione oceanica. Non è più un sistema dell’innovazione che acquisisce, adatta e insegue i grandi salti tecnologici prodotti nei laboratori di altri: l’ambizione è collocarsi in testa ai flussi di conoscenze scientifiche e competenze tecnologiche, e su questa base acquisire controllo della supply chain (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)