Effetto Stun Belts

Curcio è durissimo sul potere cibernetico:

(…) nel tempo-connessione qualsiasi cosa noi facciamo produce dati per qualche corporation, azienda, istituzione; accresce l’accumulazione di dati-valore e rafforza l’infrastruttura del capitalismo cibernetico. In seconda battuta, (…) [si potenziano] i sistemi incrociati di tracciabilità e sorveglianza delle nostre pratiche personali e sociali; (…) viene alimentato (…) un sistema cibernetico integrato trasversale di controllo a priori invasivo e permanente (…) Meno evidente (…), ma non meno rilevante, è una ulteriore e poco considerata implicazione: quella del doppio addestramento. Oltre alla funzione connettiva infatti le spirali cibernetiche, in qualsiasi sottosistema vengano attivate, apprendono da ciò che fanno sicché più ricche di dati diventano più evolvono le loro capacità. Contribuendo, pur senza volerlo, al loro addestramento, gli utenti dunque concorrono al rafforzamento di un apparato di dominio tecno-digitale sempre più pervasivo e totalizzante anche su sé stessi. Ma questa è soltanto la prima parte del processo. La seconda (…) è perfino peggiore. Bersagliati dai feedback delle macchine (…) [gli utenti] vengono ‘premiati’ se i loro standard operativi si conformano alle attese e per tal via addestrati e diventare “utenti obbedienti”. Intendo dire che tutte le loro performances vengono misurate, valutate, soppesate. Algoritmi premiali o punitivi le attendono al varco punto. Ma attenzione, le scelte premiate saranno solo e soltanto quelle più vantaggiose per la piattaforma. (…) il punto su cui riflettere è che le aziende e le istituzioni coperte (…) tendono a rinforzare aggiuntivamente gli utenti che più si adattano alle dinamiche di questi circuiti perversi. (…) A differenza dei poteri che lo hanno preceduto, il potere cibernetico persegue l’accrescimento della sua efficacia sui comportamenti in forme strettamente individualizzate. Aggredendo sulle vie della connettività le pratiche degli utenti, esso si dispiega in tutte le sue forme su ciascuna singola persona punto tracce in modo permanente e memorizza in modo cumulativo ciascuna sua azione. La sua effettività dunque è sempre meno porosa e tende a diventare permanente. (…) Le spirali cibernetiche istituite dall’ibridazione con i più consueti device (…) non perimetrano soltanto degli spostamenti spaziali, ma estendono la loro capacità di sorveglianza agli scambi economici e di comunicazione in genere dei soggetti implicati. Ciò che cambia, in sostanza, è la finalità del dispositivo. (…) [La cavigliera elettronica] si orienta a segnare un alt, una frontiera e a procurare un dolore lancinante per chi osa valicarla; (…) [gli accessi monitorati da algoritmi individualizzati promettono] un beneficio, un vantaggio, la soddisfazione di un piccolo desiderio. (…) [Ciascuna di queste connessioni] si svolge tra una centrale semiautomatica e una persona cibernetica. Che poi questa persona abbia un anello alla caviglia o uno smartphone in mano, per le macchine che eseguono le operazioni e “soddisfanno” le preferenze è perfettamente indifferente. Purtroppo, la gran parte delle persone cibernetiche con lo smartphone in mano, al momento, questa condizione singolarizzara, pilotata non riesce a percepirla. Oppure, se la percepisce, non ne intravede con chiarezza il rischio. (R. Curcio, “Sovramplicazioni. Le interferenze del capitalismo cibernetico nelle pratiche di vita quotidiana”)