Affective computing

Pasquale argomenta

L’affective computing tenta di leggere, simulare, prevedere e stimolare le emozioni umane con il software. I sostenitori dell’affective computing sul posto di lavoro affermano che può migliorare l’efficienza, identificare stili di lavoro migliori e peggiori e indicare quanto sono coinvolti i dipendenti. (…) L’affective computing è diventato un popolare programma di ricerca computazionale e psicologica. I team stanno ora programmando robot, chatbot e animazioni per esprimere tristezza, empatia, curiosità e molto altro. L’analisi automatizzata dei volti sta traducendo innumerevoli immagini di espressioni umane in un codice standardizzato che suscita risposte da parte delle macchine. (…) [Ma è oggetto di] quattro preoccupazioni:

  • riconoscimento errato;
  • violazione della privacy; (…)
  • modulazione, stimolazione, manipolazione emotive;
  • alienazione

[Pertanto] “attribuzione delle emozioni” è un termine più preciso di “riconoscimento delle emozioni”, sottolineando la natura contestabile della “conoscenza” prodotta dall’affective computing (…) La regolamentazione dell’affective computing deve essere a più livelli. Gli stessi dati e gli stessi sistemi informatici sottostanti possono alimentare i giudizi in molti settori dell’economia e della società. Tali dati e algoritmi dovrebbero essere soggetti a rigorosi obblighi di trasparenza. La diffusione e l’applicazione dell’affective computing in particolari contesti dovrebbero essere strettamente monitorate e regolamentate. Ad esempio, gli stati possono vietare ai datori di lavoro di utilizzare l’attribuzione delle emozioni nei contesti di assunzione o stabilire condizioni rigorose volte a rispondere alle preoccupazioni sollevate sopra. In troppi luoghi di lavoro, le implementazioni aziendali dell’affective computing non riguarderanno tanto la fornitura di servizi ai dipendenti, quanto la loro forma in modi manipolativi. Preservare la privacy e l’autonomia della nostra vita emotiva dovrebbe avere la priorità su una ricerca fuorviante e manipolativa di macchine emotive. L’approvvigionamento di tali sistemi dovrebbe essere subordinato alla consultazione e alla negoziazione dei lavoratori. Inoltre, per evitare potenziali “corse al ribasso” in termini di utilizzo e adozione della sorveglianza inerente a molte forme di calcolo affettivo, dovrebbero essere applicate alcune regole non derogabili per la sua diffusione. Il rispetto per l’autonomia intellettuale ed emotiva deve essere al centro della legge e della politica dell’informatica affettiva.

(fonte: Pasquale F., “Affective computing at work: rationales for regulating emotion attribution and manipulation”, in Ponce del Castillo (ed.) “Artificial intelligence, labour and society”, ETUI – traduzione in proprio)