F. Balestrieri e L. Balestrieri sintetizzano:
il grande sogno di massa del Novecento, lo status symbol per eccellenza, il laboratorio dell’innovazione dell’organizzazione industriale sin dai tempi di Henry Ford e poi del toyotismo, torna al centro delle visioni di sviluppo, ma non più strumento privilegiato dell’americanizzazione del mondo, bensì terreno di competizione industriale – che è metro per misurare l’efficienza tra sistemi e, dunque, la legittimità del primato geopolitico. Da Detroit a Shenzhen: parabola simbolica dello spostamento del primato manufatturiero dal secolo passato a quello presente. L’evoluzione dell’industria automobilistica è decisiva per la competizione tecnologica tra le superpotenze economiche non solo per l’impatto che storicamente questo settore ha avuto e continua ad avere in termini di investimenti, occupazione e creazione di filiere tecnologicamente strategiche; ma anche perché l’innovazione nel caso dell’automobile non riguarda solo il passaggio dal motore a combustione interna a quello elettrico: l’auto o il veicolo commerciale saranno infatti generatori di volumi enormi di dati, perché essi stessi piattaforme digitali, in prospettiva integrate in smart cities o, comunque, in vaste reti di gestione e controllo del traffico. I big player digitali, come Google o Apple, e le case automobilistiche hanno da tempo sviluppato sistemi operativi e servizi di piattaforma per l’automobile, perché hanno colto il potenziale di generazione di informazioni implicito nell’evoluzione dei mezzi di trasporto. Hanno capito che la futura auto a guida autonoma sarà una fonte di dati d’importanza pari a quella dei social network o dell’e-commerce. L’automobile sempre connessa fornirà infatti continue informazioni su spostamenti e localizzazioni sul territorio, in rapporto al lavoro o al tempo libero. (F. Balestrieri – L. Balestrieri, “Tecnologie dell’impero. AI, quantum computing, 6G e la nuova geopolitica del potere”)