Oligarchia climatica

Magnette sintetizza:

Se scomponiamo le medie nazionali possiamo valutare fino a che punto le emissioni sono frutto di una “oligarchia climatica” che non conosce frontiere. Il 10% più ricco della popolazione mondiale è responsabile da solo di quasi la metà delle emissioni globali, mentre la metà più povera dell’umanità ne genera solo il 12%. E questa tendenza oligarchica non fa che accentuarsi nel tempo: più di un terzo dell’aumento delle emissioni riscontrato tra il 1990 e il 2015 è attribuibile al 5% più ricco della popolazione mondiale, distribuito tra i paesi poveri o emergenti e quelli ricchi. Se concentriamo l’analisi sulla fascia più privilegiata della popolazione mondiale, su quell’1% corrispondente alla classe dei super ricchi, il divario si allarga in modo esponenziale. Questa piccolissima minoranza produce da sola molte più emissioni di carbonio della metà più povera del mondo. A livello individuale, i super ricchi nel corso della loro vita emettono tremila volte più carbonio rispetto al 10% più povero del pianeta. Tuttavia, è sempre questo 1% della popolazione mondiale ad avere registrato un’impennata del reddito e della ricchezza negli ultimi trent’anni (…) [Inoltre,] le vittime delle calamità naturali, siano queste inondazioni, siccità, uragani o tempeste, sono dodici volte più numerose tra le fasce più povere, che oltre a essere più vulnerabili sono anche meno dotate di mezzi di protezione in caso di emergenza (…) le donne sono più colpite dalla povertà rispetto agli uomini e, essendo responsabili della casa e della famiglia, in caso di catastrofe naturale si preoccupano dell’evacuazione di bambini e anziani, e talvolta di beni materiali, a discapito della propria sicurezza. Anche il loro abbigliamento, il livello di scolarizzazione generalmente inferiore e la minore capacità di nuotare sono responsabili della maggiore mortalità. Dopo le evacuazioni, le donne continuano a prendersi cura dei familiari e a svolgere faccende domestiche a discapito della propria salute; nei periodi successivi subiscono violenze, soprattutto sessuali, più spesso rispetto agli uomini, e sono costrette a lasciare la scuola per lavorare e provvedere alle necessità della famiglia, il che a lungo termine aggrava la discriminazione di cui sono vittime. (…) i paesi più ricchi continuano a trasferire le industrie più inquinanti e le unità di stoccaggio e trattamento dei rifiuti tossici nei paesi poveri ed emergenti. I più poveri tra i poveri subiscono quindi le conseguenze dello stile di vita dei più ricchi tra i ricchi dall’altra parte del mondo: un aspetto, questo, che alcuni economisti non esitano a considerare del tutto ragionevole da un punto di vista strettamente economico. (P. Magnette, “Manifesto eco-socialista. Un futuro di benessere per tutti”)