Pasquinelli si chiede
come è possibile “ridisegnare” i monopoli su larga scala dei dati e della conoscenza? (…) Per criticare e decostruire artefatti complessi come i monopoli dell’IA, dovremmo prima impegnarci in un meticoloso lavoro di deconnessione, disfacendo – passo dopo passo, file dopo file, set di dati dopo set di dati, metadati per metadati, correlazione per correlazione, modello per modello – il tessuto sociale ed economico che li costituisce in origine. (…) Le tecnologie possono essere giudicate, contestate, riappropriate e reinventate solo muovendosi nella matrice delle relazioni sociali che originariamente le costituivano. Le tecnologie alternative dovrebbero essere collocate in queste relazioni sociali, in un modo non dissimile da quello che i movimenti cooperativi hanno fatto nei secoli passati. Ma costruire algoritmi alternativi non significa renderli più etici. Ad esempio, la proposta di codificare le regole etiche nell’IA e nei robot appare altamente insufficiente e incompleta perché non affronta direttamente l’ampia funzione politica dell’automazione al loro interno. Ciò di cui c’è bisogno non è né il tecno-soluzionismo né il tecno-pauperismo, ma piuttosto una cultura dell’invenzione, del design e della pianificazione che si prenda cura delle comunità e della collettività, e non abbandoni mai del tutto l’azione e l’intelligenza all’automazione. Il primo passo della tecnopolitica non è tecnologico, ma politico. Si tratta di emancipare e decolonizzare, quando non di abolire nel suo complesso, l’organizzazione del lavoro e delle relazioni sociali su cui si basano i sistemi tecnici complessi, i robot industriali e gli algoritmi sociali – in particolare il loro sistema salariale intrinseco, i diritti di proprietà e le politiche identitarie. Le nuove tecnologie per il lavoro e la società possono basarsi solo su questa trasformazione politica. (…) Uno degli effetti problematici dell’IA sulla società è la sua influenza epistemica, ovvero il modo in cui rende l’intelligenza come intelligenza artificiale e promuove implicitamente la conoscenza come conoscenza procedurale. Il progetto di un’epistemologia politica che trascende l’IA, tuttavia, dovrà trasmutare le forme storiche del pensiero astratto (matematico, meccanico, algoritmico e statistico) e integrarle come parte della cassetta degli attrezzi del pensiero critico stesso. Nell’affrontare l’epistemologia dell’IA e il suo regime di estrattivismo della conoscenza, è necessario apprendere una diversa mentalità tecnica, una “contro-intelligenza” collettiva. (M. Pasquinelli, “The Eye of the Master: A Social History of Artificial Intelligence” – traduzione in proprio)