A blackbox chiusa?

Voglio pensare che sia una fake news, ma sta circolando la voce che vi siano scuole che immaginano una “curvatura” verso l’intelligenza artificiale sulla base del – pessimo – documento intitolato “Costruire il futuro“, considerato base sufficiente sul piano ontologico, epistemologico, etico, politico, civico, deontologico e quindi adottato “a scatola chiusa”.

Orbene, quel documento (se analizzato con attenzione e sulla base di letture approfondite e di numerose esperienze operative a proposito di AI) lascia molto a desiderare.

  1. Manca ogni riferimento agli oligopoli estrattivi. Questa è una scelta politica, molto pesante, anche se implicita: l’accettazione del modello attuale come l’unico possibile e di conseguenza di ciò che si prospetta come l’unico futuro possibile.
  2. Il documento si colloca perciò nel campo del produttivismo, cioè dell’idea che l’estrazione dei dati sia destinata a moltiplicarsi all’infinito. In conflitto non soltanto con aspetti etico-politici generali rispetto alla difesa della riservatezza e dell’autorialità, ma anche con la questione dell’impatto ambientale, dell’impronta di carbonio e del consumo d’acqua necessari per le operazioni compiute dai dispositivi di intelligenza artificiale.
  3. L’idea, a sua volta implicita, parrebbe essere che la questione riguardi altri: le istituzioni dell’istruzione non possono agire che in un perimetro già sostanzialmente predefinito, da cui vanno comunque esclusi ogni attrito e ogni contrasto, in nome dell’adattamento al mercato del lavoro e della conoscenza.
  4. Davvero drammatico il continuo – quasi ossessivo- utilizzo autoassolutorio del concetto di “strumento”, che è riduttivo, perché neutralizza e naturalizza i dispositivi di IA e digitali in genere, che invece sono appunto “dispositivi”, cioè creano condizioni, contesti, regole di ingaggio, realizzano feedback retroattivi e così via.
  5. Vi è anche l’abuso della parola creare e dei suoi derivati. Si tratta di un vezzo linguistico che caratterizza anche tutta una serie di altri contesti relativi alla produzione di materiali didattici. E che testimonia, oltre a confusione su creatività versus elaborazione, totale disattenzione all’estrattivismo. Ovvero al fatto che questi dispositivi non solo sono produttivisti, non solo hanno un impatto ambientale importante e distruttivo, non solo sono oligopolistici, ma utilizzano anche un meccanismo di privatizzazione della conoscenza pubblica per farla diventare contenuto, inteso come voucher, investimento, risorsa economica.
    5bis. Viene del tutto accettata, quindi, la mercificazione (commodification) della conoscenza. Il “creazionismo digitale” in realtà mira a diffondere l’idea che ogni volta ci sia una ripartenza “da zero” di processi di produzione culturale originale, nascondendo accuratamente l’appropriazione e la cattura della cooperazione e della conoscenza sociale da parte dei meccanismi capitalisti.
    5ter. Ricordo che Pasquinelli fa un convincente ragionamento sul fatto che i dispositivi AI di tipo induttivo e statistico sono i più adatti alla captazione della conoscenza e del lavoro e che sono stati scelti dalla ricerca e finanziati per questa specifica e mirata efficienza, in quanto mezzi di produzione congruenti con i rapporti di produzione capitalistici.
  6. Non c’è alcuna critica della tecnica. La tecnica è comunque considerata neutra. Quando invece ciò che si vuole valorizzare e introdurre con il documento va nella direzione della natura e dell’essere umano intesi come risorse su cui agire in modo appunto, estrattivo, finalizzato al produttivismo, eccetera, eccetera.
  7. Molte cose sono scritte in modo sciatto, davvero poco comprensibile. Si afferma addirittura che i dispositivi, gli strumenti – o i dispositivi, vado a memoria senza riconsultare il testo – sono “più bravi” degli esseri umani in alcune prestazioni,
  8. Ci sono vari passaggi che fanno veramente rabbrividire per l’incuria. Sembra quasi che il comitato scientifico abbia rilasciato il documento senza leggerlo davvero, avendo come unico interesse la “didattica conversazionale”, approccio che rende le riflessioni e le indicazioni ancora più deboli, perché fondamentalmente schiacciate su ChatGPT e Gemini, ovvero sui dispositivi generalisti.
  9. Non vi è alcuna riflessione approfondita su una serie di dispositivi di IA che hanno compiti molto più specifici rispetto ai mega ChatBOT e che risolvono in modo assistito e guidato la questione della determinazione, delle istruzioni, dei prompt, a cui il documento assegna invece uno spazio eccessivo e ormai anacronistico.
  10. Ci sono anche affermazioni assolutamente sbagliate, per esempio che sia necessario formulare frasi complete nei prompt. Midjourney, che genera immagini, può funzionare in un modo assolutamente diverso: insomma, il documento è tecnicamente poco attrezzato, molto superficiale.
  11. L’obiettivo dell’operazione è palesemente l’occupazione preventiva di uno spazio culturale, onde dare vita a una filiera di formazione e a ribadire il potere dell’Accademia nel mondo dell’istruzione.
  12. Il documento testimonia per contro quanto sia disastrosa la situazione nelle scuole; prevale la superficialità, prevale l’inerzia, prevale la necessità di banalizzare e trivializzare le situazioni e renderle scelte binarie: Sì/No. Ribadendo la visione secondo cui al capitalismo e ai suoi modelli culturali non c’è nessun tipo di alternativa praticabile.