Oligopoli di sicurezza

Armao sintetizza:

la sicurezza diventa (…) uno dei principali vettori di crescita capitalistica in tutte le sue dimensioni (commerciale, industriale e finanziaria), finendo con l’attribuire un’accezione di gran lunga più ampia e variegata al vecchio concetto di complesso militare-industriale: la rischiosa alleanza tra manager delle grandi aziende belliche, politici e ufficiali delle forze armate che può degenerare in aperta corruzione, a danno della democrazia e della pace. Come se non bastasse, infatti, in particolare proprio il mercato della sicurezza – per i suoi contenuti tecnologici e di segretezza – si rivela di fatto tutt’altro che concorrenziale, favorendo le azioni collusive di cartello per il controllo degli appalti pubblici e persino le fusioni tra aziende di comparti diversi. Tant’è che oggi, per dirla in una battuta, il consiglio di amministrazione di una corporation militare può arrivare a detenere un potere di gestire la guerra (in ogni sua fase, dal finanziamento al combattimento) superiore a quello di un governo totalitario, dovendo oltretutto renderne conto soltanto ai suoi azionisti. (F. Armao, “Capitalismo di sangue. A chi conviene la guerra”)