Marcon è netto:
[i] cambiamenti della società e dell’economia post-fordista che obbliga[no] – dovrebbe[ro] obbligare – anche il “sociale”, la rappresentanza sociale e del lavoro a innovare le forme di organizzazione in modo più reticolare, resiliente, aderente alle pieghe sempre più irregolari del mondo, del mercato del lavoro e delle dinamiche sociali. Il paradosso è che invece, oggi, il sindacato è un’organizzazione ancora pienamente fordista che, per sopravvivere e conservarsi, deve preservare un modello burocratico e centralista che funziona in modo standardizzato, rigido. (G. Marcon, “Il sindacato nell’Italia che cambia”)