Armao chiarisce:
(…) una soluzione (…) basata sulla costruzione di fitte trame di reti clientelari tra politici e amministratori locali, da un lato, e imprenditori, dall’altro; e che può estendersi con facilità a livello transnazionale. (…) il capitalismo clientelare (…) sembra alla fine in grado di accontentare un po’ tutti; ma (…), in realtà, comporta una distrazione di risorse pubbliche spesso molto cospicue a esclusivo vantaggio dei soliti noti, e una distorsione continua dei normali meccanismi della libera concorrenza. Perché si basa su scambi reciproci, su favoritismi, tra attori che appartengono comunque a una stessa rete sociale fatta di patroni e di clienti, a carattere quindi sempre privatistico e non certo universale. (…) che prefigura il superamento della legittima attività di lobbismo e trasforma la corruzione da illecito occasionale in un autentico indotto economico, destinato perciò ad assumere un carattere sistemico. (F. Armao, “Capitalismo di sangue. A chi conviene la guerra”)