“Digitale” di sinistra?

Morozov afferma

la Silicon Valley ha politicizzato questa dimensione [uso dei dispositivi per evoluzione degli esseri umani] molto prima della sinistra. Per questo ci offrono strumenti come WhatsApp e Google Calendar, che semplificano gli sforzi di organizzazione di milioni di persone, con un impatto non trascurabile sulla produttività generale. In questo caso, le tecnologie facilitano l’organizzazione sociale, la produzione di una complessità più articolata, e questo fa sì che la società stessa avanzi. Però è certo che questo non si verifica – al contrario di quanto sostiene il neoliberismo – grazie al sistema dei prezzi, ma mediante la tecnologia e il linguaggio. Tuttavia, il modello della Silicon Valley, come stiamo iniziando a scoprire, non esiste al di fuori dei costi politici ed economici. È sufficiente guardare alla proliferazione massiva della disinformazione online o al restringimento delle capacità dell’Intelligenza artificiale, nata come conseguenza di tutti i dati prodotti e ricompilati da una serie di giganti corporativistici. Si vede, quindi, quanto sia grande il prezzo della complessità neoliberista e mercantile. Ciò che la sinistra dovrebbe iniziare a sviluppare sono modi alternativi, non neoliberisti, di offrire un’infrastruttura simile (o anche migliore) per favorire l’organizzazione sociale. (…) Si può rintracciare inoltre un’interpretazione un po’ ingenua della tecnologia nel progetto marxista dominante, con la sua insistenza a massimizzare le forze produttive, cosa che porterebbe all’abolizione delle relazioni di classe sotto il comunismo. Questa visione sembra ignorare la natura fermamente politica della lotta per l’efficienza: ciò che può essere considerato efficiente per alcuni è inefficiente per altri. Affermare, parlando in modo imparziale, che tutta la tecnologia possiede un orizzonte di ottimizzazione, stabilito oggettivamente, verso cui dobbiamo tendere, è un errore. Semplicemente, non è questo che è stato dimostrato dagli studi scientifici e tecnologici (…) invece di rispondere ai neoliberisti affermando che la risposta corretta al mercato è la pianificazione, la sinistra dovrebbe sostenere che il quadro alternativo corretto all’e-conomia – come obiettivo organizzativo e metodo del modernismo di mercato che ho già menzionato – è la cultura, concepita non solo come alta cultura ma anche come cultura mondana, che affonda le proprie radici nel quotidiano. (S. Vázquez intervista E. Morozov, “Per un modernismo senza mercato”, in Jacobin Italia, 23/2024)