Sovranità tecnologica

Secondo Morozov:

Da un punto di vista pragmatico, non credo che la sovranità tecnologica possa essere raggiunta a breve termine senza contare su nessuna controparte nazionale ai fornitori di servizi statunitensi e cinesi, che sia nell’ambito del cloud, del 5G o dell’Intelligenza artificiale. Su un piano più utopistico, stiamo parlando di un’agenda politica che svilupperebbe questi servizi non al fine di diffondere il vangelo delle startup e dell’incubatrice economica (è questo invece il caso delle posizioni di individui come Emmanuel Macron) ma con l’obiettivo di portare avanti un’agenda industriale più sofisticata. Nel caso del Sud globale, ciò significherebbe allontanarsi dal modello di sviluppo legato all’importazione di materie prime che hanno tradizionalmente seguito queste economie, specialmente in America latina. Però tanto sul versante utopico come su quello pragmatico, è importante che il dibattito rimanga vincolato a una discussione sull’economia, e non solo sull’innovazione o la sicurezza nazionale. Senza l’economia, l’agenda della sovranità tecnologica rimarrà sempre vuota e monodimensionale. (…) Nonostante non creda nella tesi tecno-feudale secondo cui queste imprese sono altrettanto potenti degli Stati-nazione, esse godono comunque del sostegno degli Usa, che sono più potenti degli Stati del Sud globale. (S. Vázquez intervista E. Morozov, “Per un modernismo senza mercato”, in Jacobin Italia, 23/2024)