Li individua Taddeo:
Sebbene per esempio le funzioni di pubblicazione dei contenuti siano sostanzialmente analoghe su Facebook o Instagram (…), esse sono modellate, soprattutto in termini di interfaccia, con approcci diversi, che vanno a rispondere, in linea generale, a scopi specifici e si rivolgono a target sempre piú distinti: su Facebook, attraverso i post, si predilige ancora la pubblicazione di contenuti ad alto tasso di connessione con la propria vita nel mondo fisico, con un basso investimento editoriale e sostanzialmente «quotidiani» e «ordinari», mentre su Instagram la pubblicazione dei post viene vincolata, obbligatoriamente, all’inserimento di un’immagine, a cui un articolato set di filtri suggerisce la possibilità di rielaborazione – l’interfaccia, quindi, spinge a processi indiretti di estetizzazione del messaggio (i post testuali, per esempio, vanno «graficizzati» e resi immagine per poter essere pubblicati), indirizzando gli utenti verso pratiche piú ispirazionali. (G. Taddeo, “Social. L’industria delle relazioni”, Einaudi)