Categorie-canaglia

Li afferma giustamente:

La capacità di categorizzare ci dà potere a un livello che è difficile sovrastimare. Anziché seppellirci sotto gli innumerevoli dettagli di luce, colore e forma, la visione trasforma il nostro mondo in concetti discreti che possiamo descrivere a parole: idee utili, disposte intorno a noi come una mappa, che riducono una realtà complessa in qualcosa che possiamo capire in un’occhiata e a cui possiamo reagire in un istante. È così che i nostri antichi progenitori sono sopravvissuti a un ambiente di puro caos, che generazioni di artisti hanno estratto bellezza e significato dalla vita quotidiana e che ancora oggi continuiamo a trovare la nostra strada in un mondo caratterizzato da una crescente complessità. (Fei-Fei Li, “Tutti i mondi che vedo. Curiosità, scoperta e meraviglia all’alba dell’intelligenza artificiale”)

Quel che accade ai giorni nostri nel campo dei dispositivi digitali è però troppo spesso drammatica testimonianza di capacità di generalizzazione illusoria e di scarsissima consapevolezza concettuale, un vero e proprio continuo attentato alla complessità e al pensiero critico in nome del tiriamo-a-capire:

  • non si possiedono le categorie e si usano #parolepregiudiziocondivisotrivializzanti (“informatica“);
  • non si affinano le categorie e si utilizzano #parolepregiudiziocondivisoneutralizzanti (“strumenti“);
  • non ci si chiede quale sia il loro valore autentico e si celebrano/subiscono #parolepregiudizioclassificazioneadattivagerarchizzante (Novizio, Esploratore, Sperimentatore, Esperto, Leader, Pioniere);
  • si cercano complicità e alleanze cognitive, culturali e professionali mediante #parolepregiudizioconcontrodefinizioneapparente (“tecnologie di un certo tipo”)

[L’elenco è certamente incompleto]