Al centro del mondo

Alemanni è netto:

[un’] unica idea davvero sostanziale (…) da decenni plasma il mondo contemporaneo: l’aumento della potenza di computazione per mezzo di flussi di elettroni. (…) I chip sono un ponte tra due mondi. Il mondo pre-informatico da cui provengono i simboli di Boole e le intuizioni di Shannon e il mondo, potenzialmente post-umano, verso cui ci proiettano le tecnologie “intelligenti” che, in virtù dello sviluppo dei chip, stanno emergendo in ogni ambito, dal più faceto al più serio. Tecnologie che promettono (o per alcuni minacciano) di cambiare profondamente la società, l’economia, la politica, la guerra, l’arte, il senso ultimo dell’esperienza umana in modalità che, fino a poco tempo fa, parevano fantascientifiche (e in alcuni casi distopiche). L’aumento di densità dei transistor, i chip che li contengono, i processori che ne fanno uso, il parallel computing di hardware che sempre più si avvicinano alla mimesi dei neuroni del cervello umano formano la base di questa “esplosione d’intelligenza” non umana, rispetto alla quale dovremo non solo adattarci ma anche porci domande. (C. Alemanni, “Il re invisibile. Storia, economia e sconfinato potere del microchip”)