Il disvalore della filosofia

Bianchi è netta:

La filosofia non ha sempre svolto una funzione critica ed emancipatoria. Fin dalle sue origini si caratterizza come una riflessione sulla realtà e sugli esseri umani che aspira a universalità e oggettività: il soggetto conoscente dell’epistemologia tradizionale, l’agente morale di molte teorie etiche, il cittadino della filosofia politica classica sono stati troppo spesso concepiti come neutri, privi cioè di ogni particolarità di genere o etnia, e a volte anche di condizione sociale, economica o culturale. Solo in tempi recenti si è cominciato a denunciare in modo sistematico il carattere etnocentrico e sessista di molta filosofia tradizionale: dietro l’apparente neutralità, epistemologia, etica e filosofia politica hanno più o meno consapevolmente modellato le loro teorie su soggetti maschi, bianchi, eterosessuali, occidentali, di ceto medio-alto e privi di disabilità. I filosofi hanno creduto di fare affermazioni universali sulla natura umana, su desideri e ideali, inclinazioni e capacità degli esseri umani in generale, ma le loro si sono rivelate affermazioni parziali, in grado di promuovere gli interessi e i valori di categorie e individui privilegiati, a detrimento di quelli di minoranze ignorate o discriminate. Certe norme assolute di razionalità e oggettività sono oggi considerate negative per la filosofia stessa in quanto mascherano i punti di vista dei gruppi dominanti, e devono essere ripensate e riformulate. (…) Invece di essere un mezzo per l’emancipazione e il progresso dell’umanità, la filosofia tradizionale ha spesso contribuito a creare e consolidare ingiuste gerarchie di potere e sapere, rapporti di dominio e di subordinazione – che costituiscono un danno morale per tutti, oppressori e oppressi. (C. Bianchi, “Hate speech. Il lato oscuro del linguaggio“)