Possiamo:
- resistere e denunciare;
- argomentare e controbattere;
- ironizzare e fare del sarcasmo;
- sovvertire le argomentazioni degli avversari e farle nostre;
- contribuire a elaborare concetti inediti;
- promuovere narrazioni/rappresentazioni globalmente alternative.
(…) L’attenzione al linguaggio che usiamo sembra ad alcuni una questione di dettaglio, un capriccio degli adepti del politicamente corretto, quasi un lusso di fronte a sperequazioni economiche, discriminazioni sul posto di lavoro, crimini d’odio. Ma chi parla, soprattutto se da una posizione di autorità e soprattutto se in contesti istituzionali, ha una pesante responsabilità: ciò che diciamo cambia i limiti di ciò che può essere detto, sposta un po’ più in là i confini di ciò che viene considerato normale, scontato, legittimo.
(adattamento da C. Bianchi, “Hate speech. Il lato oscuro del linguaggio“, dove il riferimento è il linguaggio d’odio)