Benedetti ricostruisce:
L’avvento del CD (…) non solo ha cambiato le modalità del rapporto fisico tra manualità e prodotto musicale, ma ha anche introdotto alcune funzionalità diventate centrali nell’evoluzione del djing stesso, avviandone di fatto la digitalizzazione. L’opzione più significativa dal punto di vista della personalizzazione, è stata quella di poter suonare brani propri prima di farli uscire ufficialmente. Se con il vinile bisognava procurarsi delle copie di prova (…), con il CD bastava copiare i file del master su CD vergini (…) Questa innovazione è stata fondamentale per permettere ai dj di testare i pezzi dal vivo prima di decidere di farli uscire oppure suonare delle edit di brani esistenti aggiungendo originalità ai dj set. Inoltre i CDJ offrivano la possibilità di fare loop e reverse all’interno dei brani (…). Con l’introduzione delle sound card e delle chiavette USB nei modelli di CDJ dal 2000 in poi, è diventato possibile editare i brani tramite funzioni come gli Hot Cue. In breve il djing si è trasformato da arte del beatmatching cioè del mettere a tempo i dischi, a qualcosa di più creativo. Finalmente il dj poteva concentrarsi completamente sulla creazione di un flow musicale appassionante, libero dalle limitazioni tecniche del vinile. Un’ulteriore svolta ci fu con l’introduzione di Serato e poi Traktor con cui si poteva realizzare un dj set utilizzando file, conservati non più in un CD o in una USB, ma in un PC portatile. Con Traktor tutte le funzionalità sono nel software stesso, mentre Serato si basa su una tecnologia innovativa in cui i vinili, su cui è registrato un timecode, fungono da interfaccia fra il portatile e il dj permettendo di suonare i propri file digitali tramite i vinili. È una tecnica rivoluzionaria che ha avuto risultati sorprendenti soprattutto nel mondo del turntablism. Sembrerebbe una contraddizione, visto che i turntablist sono veri e propri giocolieri del vinile, ma proprio loro hanno capito che il digitale portava una ventata di fantasia nel loro mondo. I dj più tradizionalisti, perplessi soprattutto dal pulsante sync, invece hanno visto il digitale come un nemico della purezza della loro arte. L’uso del sync, che risparmia al dj il compito di prendere il tempo dei due pezzi da sovrapporre, è stato spesso visto come un inganno. Le facilitazioni della tecnologia sono dunque diventate gli spauracchi per demonizzare il digitale, dei capri espiatori che confondono il discorso sulle motivazioni della crisi del djing che invece risiedono altrove. (A. Benedetti, “La visione techno. Umanità, neo-macchine, futuro”)