La profondità dell’intelligenza umana

Benedetti ricorda:

The Future Shock e The Third Wave di Alvin Toffler (…) [sono] stati libri di grande successo negli USA e nel mondo perché sono stati tra i primi a esporre con linguaggio chiaro e divulgativo l’impatto del progresso tecnologico sul nostro quotidiano. Toffler capì già dagli anni sessanta come il progresso tecnologico stava passando da un piano meramente industriale a uno strettamente connesso con la nostra vita e che il rapporto fra le nuove tecnologie e i processi socio-economici che avevano abitato il Novecento sarebbero stati il fulcro della futura evoluzione umana (…) creando nuovi input cognitivi. Il concetto venne esposto sulla rivista “Horizon” in un suo articolo del 1965 in cui apparve per la prima volta il termine “future shock”(…), il “disorientamento vertiginoso causato dall’arrivo prematuro del futuro”. (…) L’uomo, secondo Toffler, stava diventando modulare: la sua posizione, stravolta dal vortice della transitorietà sociale e lavorativa, diventava quindi intercambiabile e le sue relazioni umane sempre più funzionali. Con il riposizionamento sociale dell’essere umano e il moltiplicarsi delle relazioni diventava dunque impossibile avere rapporti profondi con tutti. (…) Per uscire dall’impasse derivante dalla modularizzazione [Toffler] introduce il concetto di separazione che si manifesta nella nostra capacità di esaminare il reale e dare il giusto valore alla singola relazione o al singolo evento. Toffler porta l’esempio del calzolaio, che con noi sviluppa un rapporto di tipo funzionale e formale. Non è importante avere la certezza che lui gestisca la sua casa come facciamo noi o condividere le sue credenze religiose bensì avere con lui un rapporto limitato (modulare) al servizio che ci offre. Questo libera la nostra mente dal portato di investimenti emotivi che invece dovrebbero essere riservati ai rapporti umani più profondi. La sua analisi (…) [individuava poi gli] effetti che questo flusso di informazioni e novità produceva all’interno dei nostri processi cognitivi, anticipando così uno dei temi centrali della vita odierna: l’aumento della rabbia sociale e la polarizzazione delle opinioni. Si tratta di quello che lui definisce “information overload” (…) [e che] attiva spesso una forma di autodifesa che porta alla semplificazione, se non alla banalizzazione, dei concetti da analizzare e quindi a un appiattimento delle nostre capacità cognitive. (…) Valutare questi concetti ai nostri giorni, immersi nella società interconnessa nata nella metà degli anni novanta, ci aiuta a capire meglio la progressiva crescita di posizioni conservatrici che inducono a una valutazione esclusivamente negativa del progresso tecnologico visto come un nemico e non come una possibilità. Toffler nel suo libro ci chiede di andare oltre l’indignazione e la paura del cambiamento e di analizzarlo e sfruttarlo per evolverci in maniera consapevole. (A. Benedetti, “La visione techno. Umanità, neo-macchine, futuro“)