Come spesso accade con le questioni riguardanti la scienza e la tecnologia, la conversazione che ne è seguita è stata in gran parte astorica. Molti sono disposti a riflettere sugli straordinari vantaggi o pericoli dell’intelligenza artificiale, ma pochi si chiedono cosa sia in realtà. E anche se abbiamo la presunzione di sapere di cosa si tratta, perché se ne parla così tanto ora? In altre parole, quali sono stati gli sviluppi – politici, materiali e di altro tipo – che hanno reso l'”IA” un punto focale mainstream?Nella misura in cui si pone quest’ultima domanda, tende ad essere liquidata come ovvia. La risposta pronta è puramente tecnica: dati più grandi, computer più veloci, algoritmi più avanzati. Queste scoperte hanno presumibilmente portato a uno stato in cui le macchine rivaleggiano, e potrebbero presto superare, le capacità del pensiero umano. Si è così formata una saggezza acquisita: l’intelligenza artificiale è una forza coerente e potente, resa possibile dalle recenti scoperte nell’informatica. È una forza pronta a cambiare tutto, a realizzare l’utopia o il disastro. (…) i professionisti dell’IA hanno aspirato a una “visione dal nulla”, per costruire sistemi che apparentemente apprendono, ragionano e agiscono in modo libero dal contesto sociale. La vista dal nulla si è rivelata essere una vista da un luogo piuttosto specifico, bianco e privilegiato. (Y. Katz,”Artificial Whiteness: Politics and Ideology in Artificial Intelligence”, traduzione in proprio)