Il libro di Katz contestualizza la “trasformatività” dell’IA evidenziando come la presunta natura trasformativa dell’IA sia spesso usata per servire progetti imperiali e capitalisti preesistenti. Piuttosto che vedere l’IA come una forza veramente nuova o dirompente, le fonti suggeriscono che le affermazioni sulla sua capacità di trasformare la società sono spesso esagerate e servono a distogliere l’attenzione dai modi in cui l’IA rafforza le strutture di potere esistenti. Le fonti sottolineano che l’IA è stata a lungo presentata come una tecnologia in grado di rivoluzionare la società e la vita umana come la conosciamo, una narrazione spesso accompagnata da un linguaggio iperbolico e da affermazioni straordinarie. Ad esempio, l’affermazione che l’IA porterà a una nuova era di progresso tecnologico e abbondanza economica, o che creerà una classe di lavoratori “inutili” perché le macchine saranno in grado di svolgere la maggior parte dei lavori umani. Tuttavia, il libro sostiene che questa retorica di trasformazione spesso oscura i modi in cui l’IA viene utilizzata per rafforzare le disuguaglianze sociali ed economiche esistenti. L’attenzione si concentra su come le tecnologie di intelligenza artificiale, come il riconoscimento facciale e la polizia predittiva, vengono utilizzate per rafforzare la sorveglianza di massa e perpetuare la discriminazione contro le comunità emarginate, esacerbando le disuguaglianze esistenti anziché inaugurarne di radicalmente nuove.
(Fonte Y. Katz,”Artificial Whiteness: Politics and Ideology in Artificial Intelligence”, nucleo concettuale compilato da NotebookLM – supervisionato e accettato in coautorialità)