Governance dei numeri

l'”IA” ha segnalato la continuazione della raccolta centralizzata dei dati, in modo che più aspetti della vita possano essere soggetti a regole quantificabili. Lo studioso di diritto Alain Supiot ha definito questa visione “governance in numeri”. La governance dei numeri funziona definendo prima le metriche quantitative e imponendole alle diverse sfere della vita, e poi utilizzando queste metriche per “programmare” il comportamento attraverso classifiche e benchmark. L’aspirazione, come scrive Supiot*, è quella di ridurre la “diversità degli esseri e delle cose” in modo da creare “un mercato totale, che cerchi di abbracciare tutta l’umanità e tutti i prodotti del pianeta”. L’adozione dell’intelligenza artificiale è un vantaggio per la governance in base ai numeri, dal momento che i sistemi che sono stati recentemente celebrati come “AI” non possono funzionare senza metriche chiare per l’ottimizzazione. L’istanziazione digitale della governance in base ai numeri è ovvia; Si manifesta nel modo in cui le società di piattaforme costruiscono profili elaborati di individui e comunità e utilizzano tali informazioni per profitto e modifica del comportamento. Queste aziende hanno i dati e la potenza di calcolo necessari per attuare tale regola quantificata. E l’appello all’intelligenza artificiale aiuta a portare la loro governance in nuove arene. (Y. Katz, “Artificial Whiteness. Politics and Ideology in Artificial Intelligence” – traduzione in proprio)

*Il libro esplora il concetto di giustizia sociale alla luce della Dichiarazione di Filadelfia del 1944. Supiot analizza l’erosione del modello sociale europeo a seguito della rivoluzione ultraliberale e della globalizzazione, sottolineando come la ricerca del profitto abbia soppiantato il benessere dei lavoratori. L’autore critica la quantificazione dei parametri sociali, promuovendo invece una visione olistica del lavoro che tenga conto della dignità umana e della responsabilità sociale delle imprese. Supiot conclude proponendo soluzioni per rafforzare i sistemi di solidarietà, auspicando un nuovo patto sociale che metta al centro la libertà e la responsabilità individuale all’interno di un quadro di giustizia sociale. (riepilogo da parte di NotebookLM, coautore supervisionato)

Sezione 1: La crisi del diritto nell’era della globalizzazione

  • Questa sezione analizza come la globalizzazione stia erodendo il concetto di diritto territoriale e come il primato del libero mercato stia minando il principio di giustizia sociale.
  • Supiot evidenzia come l’ossessione per la “deregolamentazione” e l’idea di un “mercato totale” stiano portando ad una corsa al ribasso in termini di diritti sociali e ambientali.

Sezione 2: Il ritorno della “legge del più forte”

  • Viene illustrata la progressiva dissoluzione della figura dello Stato come garante del diritto e l’emergere di un nuovo “stato di dipendenza generalizzata”.
  • Supiot mette in guardia dal ritorno di un modello feudale in cui i diritti individuali sono subordinati a rapporti di potere e alla “solidità dei legami” personali.

Sezione 3: La “personalizzazione” del diritto e il trionfo del narcisismo

  • Si analizza il passaggio da un diritto territoriale a un diritto “personalizzato”, in cui l’individuo pretende di potersi autodeterminare al di fuori di qualsiasi vincolo sociale.
  • Questa deriva narcisistica, secondo Supiot, è evidente nella pretesa di poter plasmare la propria identità a piacimento e nell’indebolimento del principio di solidarietà.

Sezione 4: La necessità di “ridisegnare i confini”

  • Supiot invita a ripensare il ruolo dello Stato e delle istituzioni internazionali alla luce delle sfide poste dalla globalizzazione.
  • Non si tratta di tornare al passato, ma di definire nuovi limiti al potere del mercato e di rilanciare il principio di giustizia sociale su basi diverse da quelle nazionali.

Sezione 5: La centralità del concetto di “capacità”

  • Supiot propone di sostituire la logica del “libero agire” con quella della “capacità di agire”, intesa come possibilità concreta per ogni individuo di sviluppare le proprie potenzialità.
  • Questo cambio di paradigma, secondo l’autore, implica un ripensamento del diritto del lavoro, dei diritti sociali e delle politiche economiche.

Sezione 6: La responsabilità sociale d’impresa come antidoto al “mercato totale”

  • Viene analizzata la crescente difficoltà di imputare responsabilità precise in un sistema economico globalizzato e frammentato.
  • Supiot propone di rafforzare la “responsabilità sociale d’impresa”, non come vuota dichiarazione d’intenti, ma come vincolo giuridico effettivo e come strumento di controllo democratico sull’agire delle multinazionali.

Sezione 7: La solidarietà come principio giuridico internazionale

  • Supiot evidenzia come la solidarietà, intesa come mutuo soccorso tra gli individui e come impegno collettivo per il bene comune, sia incompatibile con la logica del “mercato totale”.
  • L’autore propone di inserire il principio di solidarietà all’interno del diritto internazionale, sia a livello commerciale che sociale, come strumento per contrastare la concorrenza sfrenata e le disuguaglianze crescenti.

Sezione 8: La Dichiarazione di Filadelfia come bussola per il futuro

  • Supiot riprende la Dichiarazione di Filadelfia del 1944, che sanciva il primato della giustizia sociale sugli interessi economici, come punto di riferimento per ripensare il modello di globalizzazione.
  • L’autore conclude con un appello a ristabilire la gerarchia tra mezzi e fini, mettendo l’economia al servizio dell’uomo e non viceversa.

    (sommario da parte di NotebookLM, coautore supervisionato)