Cambia lo scenario

Le rivelazioni sono rilevanti in questo caso perché hanno contribuito alla diffusa disillusione nei confronti delle società di piattaforme che sarebbero presto seguite. Hanno reso vivida la potenza dei sistemi informatici in rete per raccogliere grandi quantità di dati personali. Hanno anche dimostrato come questi sistemi siano antidemocratici e inclini alla cooptazione da parte dei governi. Le proteste globali contro la sorveglianza catalizzate dalle rivelazioni di Snowden hanno preannunciato il crollo della dottrina dei “big data” della Silicon Valley: l’idea che avere più dati raccolti da aziende come Google sia universalmente vantaggioso. Studiosi e commentatori dei media hanno iniziato a riferirsi all’agenda della Silicon Valley come “capitalismo della sorveglianza”, sostenendo che le pratiche di Google esemplificano il termine. Che le società di piattaforme stessero sfruttando i dati dei loro utenti a scopo di lucro e guadagno politico è diventato di buon senso. (…) Un tempo considerate una via di mezzo tra le forze democratizzanti e le entità benigne, le società di piattaforme erano ora viste come attori politici potenzialmente pericolosi. (…) “AI” suggerisce macchine futuristiche che possono fare le cose meglio delle persone; è un termine più cerebrale di “big data”, che, seguendo Snowden, evoca il senso di sistemi centralizzati che raccolgono dati generati da noi, gli “utenti”. L’appello all’intelligenza artificiale ha contribuito a mascherare il modo in cui le società di piattaforme consentono e traggono profitto dalla sorveglianza di massa e dalla modifica del comportamento. (Y. Katz, “Artificial Whiteness. Politics and Ideology in Artificial Intelligence” – traduzione in proprio)