Hund presenta due personaggi tipici del mondo degli influencer:
@KingGutterBaby e @Little.Miss.Patriot differiscono ovviamente nei contenuti e nelle qualifiche. Ma sotto la superficie, esistono preoccupanti somiglianze. Mi sono imbattuta in entrambi gli account grazie a stretti contatti personali – amici e parenti – che li seguivano su Instagram. Entrambi erano gestiti da donne che erano «persone comuni», non già influencer affermate o celebrità di qualsiasi tipo, che condividevano informazioni presumibilmente importanti per loro e che ritenevano rilevanti per il momento sociale e politico dell’epoca. Entrambe risultavano convincenti per i loro follower grazie ai loro toni comprensibili ma appassionati. Entrambe si sono interessate alla monetizzazione del proprio seguito. Ed è ragionevole concludere che, come altri che hanno operato in modo simile, hanno avuto non solo un’influenza concreta su questioni vitali di immediato interesse generale – qualcosa di semplice ma significativo come indossare una mascherina in pubblico – ma anche un impatto più diffuso nel coltivare per i loro follower una determinata visione del mondo, proprio nello stesso modo in cui, come dimostrato da tempo dagli studiosi dei media, può agire la televisione (…) , Laurel e Alexis hanno entrambe beneficiato di un settore che ha concesso loro ampie libertà. Hanno scelto di coltivare e sfruttare la loro influenza digitale nel modo che ritenevano più opportuno, attingendo alle norme comunicative e al complesso di incentivi commerciali e tecnologici a loro disposizione – un sistema che non prevedeva quasi nessuna supervisione. Certo, Instagram ha chiuso l’account @Little.Miss.Patriot, ma ciò è avvenuto dopo che per mesi questo aveva diffuso informazioni palesemente false ai danni di centinaia di migliaia di persone. Mentre si chiedevano pubblicamente se i gravi tumulti sociali del 2020 rappresentassero una sorta di simulazione collettiva, alcuni creatori di contenuti permeabili alle teorie del complotto stavano già partecipando a un test più evidente: possiamo, come cittadini, sopravvivere al costante martellamento di informazioni veicolate da specialisti autoproclamati a cui è stato concesso il potere di farlo da un ecosistema mediatico dominato dalle celebrità e guidato da criteri commerciali, che media anche le nostre personali connessioni sociali e l’espressione di sé – cioè da un’industria che è, letteralmente, fuori controllo? (E. Hund, “L’industria degli influencer. La ricerca dell’autenticità sui social media”)