Il libro di Stamatia Portanova, “Whose Time Is It?“, propone una critica profonda della concezione tradizionale del progresso tecnologico, mettendo in discussione l’idea di una progressione lineare e universale del tempo guidata dalla tecnologia. Il libro si interroga su come la tecnologia, lungi dall’essere un semplice strumento di progresso, possa in realtà riflettere e amplificare le strutture di potere esistenti.
1. La Colonizzazione Temporale e la “Crono-Diversità”
Uno dei punti chiave del libro è la critica del “colonialismo temporale”, ovvero l’imposizione della concezione occidentale del tempo come un flusso lineare e progressivo ad altre culture. Questa concezione, radicata nell’Illuminismo e nel progetto della modernità, ha plasmato la nostra visione del progresso, portandoci a credere che la tecnologia avanzi inevitabilmente verso un futuro predeterminato. Portanova, insieme ad altri autori come Yuk Hui, sottolinea la necessità di riconoscere e valorizzare la “crono-diversità”, ovvero la molteplicità di concezioni temporali presenti nelle diverse culture e persino nelle stesse tecnologie.
2. Esplorando le Temporalità Alternative nella Tecnologia
Invece di considerare la tecnologia come un motore di progresso lineare, il libro si concentra sulle temporalità alternative incorporate nelle tecnologie stesse. La blockchain, ad esempio, pur essendo descritta come un “orologio muto” privo di ritmo, offre un nuovo modo di concepire il tempo digitale. La sua immutabile registrazione del passato, combinata con la capacità di programmare il futuro, crea un sistema che sfida le nostre precedenti concezioni del ritmo digitale.
L’intelligenza artificiale, d’altra parte, viene esaminata per la sua capacità di apprendere e adattarsi all’ambiente, manifestando una forma di “temporalità aliena” non vincolata dalla linearità del tempo umano. Il concetto di “ricorsività”, presente in molti algoritmi di intelligenza artificiale, illustra come la tecnologia possa sospendere, rivisitare e reintegrare continuamente le esperienze passate nel suo funzionamento presente.
3. La Tecnologia come Specchio e Sfida per l’Umano
Portanova propone una visione della tecnologia non come un’entità separata dall’umano, ma come uno specchio che riflette le nostre stesse concezioni del tempo e del progresso. Invece di mirare a una semplice emulazione dell’umano da parte della tecnologia, il libro auspica un utilizzo della tecnologia come strumento per esplorare i limiti della cognizione umana.
L’analisi di Sophia, il robot sociale ed emozionale, mette in luce come la tecnologia possa incarnare e al contempo mettere in discussione le nostre stesse concezioni di persona, identità e temporalità. Sophia, creata dalla collaborazione tra aziende situate in contesti culturali diversi, incarna essa stessa la “crono-diversità” e la complessità del rapporto tra tecnologia e cultura.
Conclusione:
“Whose Time Is It?” ci invita a ripensare il progresso tecnologico non come una marcia lineare verso un futuro predeterminato, ma come un processo aperto alla molteplicità delle esperienze temporali. La tecnologia, lungi dall’essere un semplice strumento di progresso, diventa un’occasione per esplorare i limiti della nostra concezione del tempo e per immaginare nuovi modi di essere nel mondo.