Capire l’IA per demistificarla…

Bello slogan, da sottoscrivere in modo integrale: diamo il benvenuto a FramamIA, approccio conviviale e aperto (anche) all’intelligenza artificiale.

Allo stesso modo convince il primo slogan: l’IA è tecnica, quindi politica.

Soprattutto, convince la modalità. I contenuti sono raggiungibili da chiunque, senza profilazione e senza richiesta di pagamento alcuno. La politica è politica, in qualche modo attivismo (una volta si diceva militanza).

E questo è particolarmente interessante, in un momento in cui si confonde la responsabilità socio-culturale dell’autorialità con le rendite di posizione del diritto d’autore e addirittura del copyright, con il totale oblio della condivisione orizzontale e verticale della conoscenza come bene sociale e intergenerazionale composito e comune, che viene a sua volta confusa con la cattura e la privatizzazione ai fini dell’estrazione di valore.

E in cui, per di più:

  • molta dell’accademia vive di epistemarketing subordinato alle esigenze e agli interessi delle grandi corporation “digitali”, presentati come gli unici approcci possibili alla dimensione tecnologica;
  • altre zone dell’accademia consolidano le proprie recinzioni a proposito di negoziazioni tra istituzioni e famiglia, aventi come obiettivo il fair use da parte degli adolescenti, ma non certo la denuncia etica e civile dell’intenzione strategica che connota i dispositivi digitali, in particolare gli smartphone, ovvero la cattura dell’attenzione di nuovo come estrazione di dati e di valore;
  • i valvassori e i vassalli dei diversi feudi universitari e para-universitari diffondono il verbo pedago-algoritmico-conversazionale in mille rivoli mainstream (corsi di formazione costruiti in modo frettoloso sugli slogan coniati dal livello gerarchico superiore);
  • non vi è istanza culturale e/o editoriale che non abbia prodotto un corso, un webinar, un libro, una rubrica, un fascicolo, un numero speciale della propria pubblicazione-pilota, una conferenza in presenza, un seminario a distanza in modalità mista,una raccolta di interviste, una diretta Facebook e così via, per cavalcare l’attualità e spremerne valore e visibilità, magari giocandosi anche la carta della reiterazione via Youtube et similia;
  • di conseguenza, centinaia di persone si improvvisano esperti, cultori, cronisti, interpreti, evangelisti, giudici e giurati, sacerdoti, guru, garanti, investigatori, scout etici, promotori, sperimentatori, pionieri, team builder e così via; ma anche eretici, fieri oppositori (retorici, meglio se allocati in salotto), vittime, obiettori (di quella coscienza che le macchine predittive NON hanno) e così via.
  • e il caos, puntuale, genera mostri: nella fattispecie centinaia di pubblicazioni tra il divulgativo e il manipolatorio, tra il reflusso culturale e il ricamo intellettualoide: l’importante è partecipare alla sbornia di distruzione creativa.

A pochi – sempre meno – interessa capire e dichiarare non ciò che fa presenza, aderenza, allineamento, mercato per chi lo ammanisce agli altri modulato in diversi container della medesima logistica del dominio, ma ciò che possedere tutti insieme in modo mutualistico e diffuso come patrimonio di cittadinanza consapevole e critica.

Tra questi pochi, si colloca appunto Framasoft, a cui i 20 anni di attività nel campo dei dispositivi conviviali, aperti, cooperativi e anticapitalisti conferiscono credibilità e autorevolezza.