Dedicato all’approccio “vecchioniano”

Il libro “[On (de)coloniality_ Curriculum, within and beyond the west ]” presenta il lavoro di Oliveira “Boaventura and Education,” che analizza criticamente come le teorie di Santos sulla decolonialità, l’epistemologia e la giustizia sociale si applichino al curriculum scolastico. L’opera contesta l’egemonia del sapere eurocentrico e scientifico moderno, proponendo un “ecologia dei saperi” che valorizzi diverse forme di conoscenza. Vengono discusse la “sociologia delle assenze e delle emergenze” di Santos come strumenti per rendere visibili saperi marginalizzati e immaginare futuri alternativi nell’istruzione. Infine, i testi esaminano come il pensiero di Boaventura possa ispirare pratiche pedagogiche emancipatorie, la formazione di soggettività democratiche e una concezione più ampia della democrazia che permei tutti gli spazi sociali.

La tesi fondamentale del volume “On (de)coloniality_ Curriculum, within and beyond the west” è la necessità di una decostruzione radicale del curriculum egemonico occidentale ed eurocentrico, responsabile di “epistemicidio” e della perpetuazione delle colonialità dell’essere, del potere e del sapere. Il volume sostiene l’urgenza di valorizzare e integrare nel curriculum quadri epistemologici non occidentali ed eurocentrici, ispirandosi in modo significativo al pensiero del sociologo Boaventura de Sousa Santos. L’obiettivo primario è quello di sfidare l’imperialismo della conoscenza eurocentrica e l’esclusività del rigore positivista, promuovendo una pluralità di epistemologie come strumento di impoteramento e per la costruzione di un mondo più giusto, democratico e unito.

Di seguito è presentata una tabella a doppia colonna con i concetti chiave che sostengono questa tesi fondamentale:

Concetti che criticano l’approccio dominanteConcetti che propongono un approccio alternativo e decoloniale
Epistemicidio: L’uccisione o la svalutazione sistematica di sistemi di conoscenza, in particolare quelli non occidentali, da parte del curriculum dominante.Epistemologie non occidentali/eurocentriche: Sistemi di conoscenza alternativi che il libro mira a portare in primo piano e integrare nel curriculum.
Colonialità dell’essere, del potere e del sapere: Le eredità durature del colonialismo che continuano a plasmare le identità, le strutture di potere e ciò che viene considerato conoscenza valida.Pluralità di epistemologie: L’accettazione e la valorizzazione di molteplici modi di conoscere il mondo, superando la pretesa di un’unica epistemologia valida.
Imperialismo della conoscenza eurocentrica: La dominazione e la presunta superiorità dei modi di conoscere occidentali nel curriculum, con la conseguente marginalizzazione di altre forme di sapere.Conoscenza prudente per una vita decente: Il paradigma proposto da Santos che mira a integrare diverse forme di conoscenza (scientifica e non) per costruire una società più giusta ed equa.
Esclusività del rigore positivista: La pretesa che solo la conoscenza scientifica basata su principi positivisti sia valida e affidabile, escludendo altre forme di comprensione.Itinerant Curriculum Theory (ICT): Una teoria curricolare che sfida l’epistemicidio occidentale, rispetta e incorpora le epistemologie non occidentali, promuove “conversazioni complicate” e una “deliberata mancanza di rispetto per il canone”.
Monocultura della conoscenza: La tendenza a considerare la scienza moderna e l’alta cultura occidentale come gli unici criteri di verità, producendo ignoranza verso altre forme di sapere.Ecologia dei saperi: Un approccio che promuove dialoghi non gerarchici tra diverse forme di conoscenza, riconoscendo la loro pari importanza per costruire una società più democratica e decolonizzare il sapere e il potere.
Ragione metonimica e indolente: Una forma di ragione che si considera l’unica possibile, portando alla soppressione e all’invisibilizzazione di altre esperienze e conoscenze.Sociologia delle assenze: Un metodo per rendere visibili le esperienze e le forme di conoscenza rese non esistenti dalla ragione dominante.
Ragione prolettica: La tendenza a ridurre il futuro a una singola traiettoria di progresso occidentale, svalutando altre concezioni temporali.Sociologia delle emergenze: Un metodo per identificare e valorizzare pratiche ed esperienze emergenti che offrono alternative al modello dominante.
Imperialismo culturale: La dominazione della cultura eurocentrica e la sua imposizione su altre culture nei sistemi educativi.Traduzione: Un processo cruciale per creare comprensione e coordinamento tra diverse esperienze sociali e sistemi di conoscenza senza distruggerne le identità.
Multiculturalismo dominante (critica): Forme di multiculturalismo percepite come eurocentriche, apolitiche e che non affrontano le dinamiche di potere.Dialoghi non relativistici tra saperi: La promozione di scambi tra diverse forme di conoscenza nel rispetto delle loro specificità e con l’obiettivo di costruire una comprensione più ampia e democratica.
Rottura epistemologica (Bachelardiana): La separazione netta tra conoscenza scientifica e senso comune, con la svalutazione di quest’ultimo.Doppia rottura epistemologica: La necessità di superare sia la rottura tra scienza e senso comune che la gerarchia tra le diverse forme di conoscenza, mirando a una scienza più pragmatica e socialmente consapevole.
Conoscenza come regolamentazione: Una concezione della conoscenza orientata al controllo, all’ordine e alla riproduzione del modello dominante.Conoscenza come emancipazione: Una concezione della conoscenza orientata alla liberazione, alla solidarietà e alla trasformazione sociale.
Centralità della razionalità tecnico-strumentale: La priorità data a una forma di razionalità focalizzata sull’efficienza e sul dominio tecnico, a scapito di altre forme di razionalità e di valori etici.Formazione di soggettività democratiche: Lo sviluppo di individui capaci di pensiero critico, di azione trasformativa e di impegno per la giustizia sociale e la democrazia.
Naturalizzazione delle differenze: La tendenza a considerare le disuguaglianze sociali come naturali e inevitabili.Ecologia dei riconoscimenti: La promozione di differenze non gerarchiche e il riconoscimento reciproco tra diverse culture e gruppi sociali.
Monocultura dell’universalità: La pretesa di un modello globale unico (spesso occidentale) come metro di giudizio, svalutando le realtà locali e particolari.Ecologia delle trans-scale: La valorizzazione delle pratiche sociali locali come potenziali alternative alla globalizzazione egemonica e la promozione di una globalizzazione contro-egemonica.

Le colonialità del potere, dell’essere e della conoscenza sono affrontate dal curriculum all’interno e oltre l’Occidente eurocentrico attraverso un’analisi critica che mira a smantellare l’“epistemicidio” e le persistenti forze colonizzatrici. “On (De)Coloniality: Curriculum Within and Beyond the West” si pone come un faro nella lotta contro queste colonialità, cercando di portare in primo piano quadri epistemologici non occidentali/non eurocentrici.

All’interno dell’Occidente eurocentrico, il curriculum è spesso visto come un “agora eugenetica perpetrata da una matrice di potere occidentale eurocentrica”, cieca al “culto del positivismo” e strumento di “epistemicidio”. Si assiste a una “pulizia epistemologica” che marginalizza progetti trasformativi cruciali promossi da gruppi contro-dominanti. Tuttavia, anche le prospettive contro-egemoniche occidentali spesso falliscono nel comprendere la necessità di espandere la loro latitudine epistemologica oltre il terreno eurocentrico, portando a un “epistemicidio coscientizzato” e alla produzione di ulteriori invisibilità di conoscenza.

Per affrontare queste problematiche, emerge la necessità di un approccio decoloniale al curriculum. Il lavoro di Boaventura de Sousa Santos è centrale in questo contesto, offrendo un’analisi potente delle tensioni politiche e delle contestazioni inerenti alla lotta contro le forze colonizzatrici. Santos sottolinea l’importanza di comprendere la diversità di realtà, culture e conoscenze nelle scuole e di mettere in discussione l’“imperialismo della conoscenza eurocentrica” e l’esclusività del “rigore positivista”. Assume una “pluralità di epistemologie” come strumento di empowerment contro l’egemonia della globalizzazione neoliberale, favorendo un nuovo tipo di cosmopolitismo dal basso.

“On (De)Coloniality” introduce la “Itinerant Curriculum Theory (ICT)” come un nuovo linguaggio e un approccio per sfidare l’epistemicidio occidentale e rispettare e incorporare epistemi non occidentali. ICT non si limita a criticare l’eurocentrismo, ma cerca di evitare la “romanticizzazione della conoscenza indigena”. Il “Sud” è concepito metaforicamente come un campo di sfide epistemiche per riparare i danni creati dal capitalismo nella sua relazione coloniale con il mondo, sovrapponendosi al Sud geografico e designando la “diversità epistemologica del mondo”.

ICT si oppone alle forme “multiculturaliste dominanti” che sono considerate eurocentriche, apolitiche e sopprimono le relazioni di potere, l’ingiustizia e l’esclusione, legittimando una “monocultura della conoscenza scientifica” che deve essere sostituita da un’“ecologia di saperi”. Sfida la “colonialità del potere e dell’essere” e promuove una “complessa procedura di traduzione reciproca e orizzontale piuttosto che una teoria generale”. La “traduzione” è cruciale per codificare e decodificare le diverse risorse intellettuali e cognitive espresse attraverso vari modi di produrre conoscenza contro iniziative ed esperienze egemoniche.

ICT mira a una “epistemologia generale dell’impossibilità di un’epistemologia generale” ed è un atto di resistenza anche a livello metafisico contro il “pensiero abissale occidentale moderno” e la sua egemonica geografia della conoscenza che promuove un’“eutanasia epistemologica”. Riconosce l’imperialismo linguistico e culturale come parte del “genocidio”.

Oltre l’Occidente eurocentrico, l’adozione di prospettive decoloniali nel curriculum implica il riconoscimento e la valorizzazione di saperi e pratiche emarginate dalla modernità scientifica. La “sociologia delle assenze” e la “sociologia delle emergenze” di Boaventura de Sousa Santos sono strumenti metodologici ed epistemologici per rendere visibili le esperienze sociali nascoste dallo “scientismo moderno” e per espandere il presente al fine di valorizzare la diversità delle esperienze in corso. La “traduzione” diventa essenziale per creare intelligibilità e coordinamento tra queste diverse esperienze, superando le logiche imperialiste e promuovendo un dialogo interculturale orizzontale.

In sintesi, affrontare le colonialità del potere, dell’essere e della conoscenza nel curriculum richiede:

  • Una critica radicale dell’eurocentrismo e del positivismo che hanno dominato la produzione e la validazione della conoscenza.
  • L’incorporazione e la valorizzazione di epistemologie non occidentali/non eurocentriche per riconoscere la diversità del sapere.
  • L’adozione di teorie come l’ICT che sfidano l’epistemicidio e promuovono un dialogo interculturale.
  • L’uso di strumenti concettuali come la “sociologia delle assenze” e la “sociologia delle emergenze” per rendere visibili e valorizzare le conoscenze e le pratiche emarginate.
  • Un impegno per la “traduzione” interculturale come processo politico ed epistemologico per creare intelligibilità tra diverse forme di conoscenza senza imporre gerarchie.
  • La lotta contro l’imperialismo linguistico e culturale e il riconoscimento della pluralità delle lingue e delle culture.
  • Il passaggio da una “monocultura della conoscenza scientifica” a un'”ecologia dei saperi” che promuova dialoghi non relativistici tra diverse forme di conoscenza.
  • Un orientamento verso un curriculum “vagamundo” che metta in discussione ciò che è considerato inaffrontabile o impensabile nel pensiero curricolare.
  • Un impegno per la giustizia sociale e cognitiva come obiettivo fondamentale della trasformazione curricolare.
  • Un “pluri-versal” decolonial turn che riconosca la molteplicità delle storie e delle soggettività opposte all’eredità imperiale.

Attraverso questi approcci, il curriculum può diventare uno spazio di resistenza contro le colonialità, aprendosi a una più ampia gamma di saperi, esperienze e modi di essere nel mondo, sia all’interno che oltre i confini dell’Occidente eurocentrico.