Sotto il capitalismo la piena automazione, lo sviluppo del robotismo su larga scala, è impossibile, perché implicherebbe la scomparsa della produzione di merci, dell’economia di mercato, del denaro, del capitale e dei profitti (in un’economia socializzata il robotismo sarebbe un meraviglioso strumento di emancipazione umana. Renderebbe possibile la riduzione della settimana lavorativa a un minimo di 10 ore). (…) Quindi la variante più probabile sotto il capitalismo è proprio la lunga durata dell’attuale depressione, con solo lo sviluppo di un’automazione parziale e di una robotizzazione marginale; entrambe accompagnate da una sovracapacità su larga scala (e sovrapproduzione di merci), da una disoccupazione su larga scala e da una pressione su larga scala per estrarre sempre più plusvalore da un certo numero di giornate lavorative produttive e lavoratori che tendono a ristagnare e a declinare lentamente, vale a dire una crescente pressione allo sfruttamento eccessivo della classe operaia (abbassamento dei salari reali e dei pagamenti della previdenza sociale), per indebolire o distruggere il libero movimento sindacale organizzato e per minare le libertà democratiche e i diritti umani.