Immaginate un mondo digitale dove le piattaforme non sfruttano gli utenti, ma li arricchiscono. Se abbandonassero i modelli di business predatori, la minaccia dell’automazione pervasiva per controllare la forza lavoro svanirebbe. Tornerebbero così alla loro iniziale, nobile vocazione: abolire la proprietà privata a favore di una gestione collettiva dei beni, sostituendo il lavoro alienante con l’autonomia individuale, creando così veri e propri beni comuni digitali. Una visione ambiziosa, certo, ma possibile se riuscissimo a ridefinire il rapporto tra tecnologia, lavoro e proprietà in infrastrutture davvero comuni (fonte: A. Casilli, “Waiting for robots. The hirend hands of automation“)