La Tecnologia Totale è innanzitutto un’ambizione politica di controllo, potere e potenza, orchestrata sia dagli Stati (Big States) sia dai giganti tecnologici (Big Tech), con partizioni che spesso si sovrappongono (…) più che un sistema tecnico complesso, la Tecnologia Totale è il punto culminante di un progetto ideologico, quello del controllo del mondo. (…) quattro attributi circoscrivono l’idea di «totalità» della tecnologia: indivisibile, universale, verticale, sistemica. (…) La Tecnologia Totale è livellante: tutto si equivale, il vero, il falso, il virtuale, il reale, l’essenziale, l’aneddotico. Sentiamo tutto, ma non ascoltiamo nulla. (…) Che la sorveglianza sia un intreccio di interessi commerciali e di sicurezza poco importa: la MetaStruttura alimenta l’InfraSistema in un loop senza fine. (…) Al contempo, l’analisi neomarxiana mantiene intatte quattro chiavi di lettura: la creazione della ricchezza a partire da «niente» o meglio da tutto (i dati), un capitalismo (ultraliberale) ormai fuori controllo (le falle e la mancanza di immaginazione delle attuali regolamentazioni lo dimostrano), un capitalismo burocratico (tramite l’algoritmizzazione delle esistenze) che manca crudelmente di freschezza, e infine la naturale tendenza verso il modello monopolistico (l’economia dei dati). (A. Mhalla, “Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati”)

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