Charter city

Il concetto di “città in concessione” (charter city) è un’idea proposta dall’economista Paul Romer nel 2009 come soluzione per lo sviluppo economico dei paesi poveri. Secondo Romer, la ricchezza di una nazione non dipende tanto dalle risorse naturali quanto dalle “regole” (leggi, norme, valori) efficaci che governano l’economia. Hong Kong, con le sue regole importate dal Regno Unito, viene citata come esempio di successo, minimizzando il suo passato coloniale e la mancanza di democrazia locale.

La “charter city” di Romer proponeva che i paesi poveri cedessero porzioni di territorio disabitato a nazioni ricche o gestori esterni, i quali avrebbero impiantato regole favorevoli al capitalismo, creando così delle “giurisdizioni politiche start-up”. Questo modello veniva definito “colonialismo consensuale” o “occupazione su invito”.

Il primo tentativo di realizzare una charter city avvenne in Madagascar con il presidente Marc Ravalomanana, ma fu interrotto da un colpo di Stato nel 2009. L’idea trovò poi terreno fertile in Honduras, un paese con una storia di enclavi economiche straniere e dittature. Dopo il colpo di Stato del 2009, il nuovo governo honduregno, influenzato da consulenti che ammiravano il successo delle zone manifatturiere per l’esportazione (EPZ), accolse la proposta di Romer.

Il quadro giuridico per le charter city in Honduras fu creato attraverso emendamenti costituzionali che istituirono le Regioni Speciali di Sviluppo (RED) e successivamente le Zone di Impiego e Sviluppo Economico (ZEDE). Queste zone erano entità extraterritoriali con ampia autonomia, potendo stabilire leggi proprie (escluso il diritto penale e internazionale, successivamente), avere propri tribunali, forze di polizia, sistemi educativi e sanitari, e persino stipulare trattati indipendentemente dal governo centrale. Il modello era descritto come “un Paese, due sistemi”, di fatto mettendo all’asta la sovranità nazionale.

L’idea suscitò entusiasmo in vari ambienti, dai media mainstream che la vedevano come una potenziale “Hong Kong in Honduras”, soprattutto tra i libertari e gli anarco-capitalisti. Questi ultimi vedevano le charter city come un’opportunità per creare mini-Stati privati, governati come aziende con “cittadini-clienti” legati da contratti, e un modo per erodere e infine sostituire lo Stato-nazione tradizionale. Investitori come Patri Friedman ed Erick Brimen promossero attivamente progetti come Próspera sull’isola di Roatán, basati sull’idea che le “città del XXI secolo” fossero fatte più di leggi che di strutture fisiche e che le dispute dovessero essere risolte tramite arbitrato privato, come nel romanzo anarco-capitalista “Alongside Night”.

Tuttavia, il progetto incontrò una forte opposizione in Honduras. Molti honduregni lo videro come una continuazione storica dello sfruttamento straniero e una cessione inaccettabile della sovranità, reso possibile solo da un governo repressivo accusato di violazioni dei diritti umani. Avvocati e attivisti si mobilitarono contro le ZEDE, subendo anche violenze (un avvocato fu assassinato dopo aver denunciato il progetto). Organizzazioni per i diritti umani e rappresentanti dell’ONU espressero preoccupazione.

La situazione cambiò con l’elezione nel 2021 di Xiomara Castro, la cui agenda includeva l’abolizione delle ZEDE. Nel 2022, il congresso honduregno votò all’unanimità per dichiarare incostituzionale la legge sulle ZEDE, ordinandone l’abolizione. Gli investitori, tuttavia, hanno cercato di difendere i loro interessi appellandosi a trattati commerciali internazionali che consentono di fare causa ai governi ospiti per modifiche legislative dannose per gli investimenti.

Nonostante il respingimento in Honduras, l’idea delle zone con governance speciale non è tramontata. Sostenitori dell’idea stanno ora guardando ad altri paesi, come El Salvador con il suo progetto di “Bitcoin City” e potenzialmente il Brasile. La visione di territori gestiti secondo logiche privatistiche e contrattuali, al di fuori del controllo democratico tradizionale, continua a cercare spazio nel mondo, contrapponendosi ai movimenti che puntano a rafforzare la sovranità popolare attraverso processi costituenti. (fonte: Q. Slobodian, “Il capitalismo della frammentazione”)