Le idee libertarie e anarco-capitaliste stanno trovando nuove frontiere nel mondo digitale e virtuale, in particolare nel concetto di “Metaverso” e nella visione di “nazioni nel cloud”.
Il Metaverso, descritto in opere di fantascienza come “Snow Crash”, “Neuromante” e “Matrix”, è una realtà virtuale immersiva in cui gli utenti interagiscono tramite avatar e dove sono possibili transazioni e possesso di proprietà digitali. Questa idea ha ricevuto un impulso significativo nel 2021 con l’annuncio di Meta (Facebook) di puntare a un metaverso integrato tra gaming, social media e lavoro.
Già agli albori di internet, emergeva l’idea di “fare soldi veri in mondi virtuali”. Un esempio significativo è l’investimento di Stephen K. Bannon (poi consigliere di Trump) in aziende che sfruttavano “gold farmers” cinesi malpagati per guadagnare valuta virtuale in giochi come World of Warcraft e rivenderla a giocatori occidentali. Questa esperienza avrebbe influenzato la sua comprensione delle energie online e del potenziale sfruttamento del malcontento digitale.
L’internet è diventato un terreno fertile per gli anarco-capitalisti che lo vedono come un luogo per ridurre le regole sociali ai pilastri della proprietà privata e del contratto, con l’obiettivo non di distruggere lo Stato, ma di “dirottarlo” e ricostruirlo sotto controllo privato.
Un testo fondamentale per questa visione è “The Sovereign Individual” (1997), che prevedeva come tecnologie come i microchip e il “cyberdenaro” avrebbero eroso lo Stato-nazione. Gli autori ipotizzavano l’emergere di una superclasse ipermobile di “individui sovrani” che avrebbero potuto sfuggire alle tasse e alla regolamentazione spostando la loro ricchezza digitalmente e coordinando a distanza manodopera a basso costo. Prevedevano una frammentazione della sovranità, con la nascita di numerose enclavi e città-Stato, e la sostituzione delle democrazie con la competizione di mercato. Questo libro ha influenzato figure chiave della Silicon Valley come Marc Andreessen e Peter Thiel, che ha visto nel sistema di pagamento PayPal un passo verso il “cyberdenaro”. Contrariamente alla narrativa utopica iniziale di internet come spazio “senza materia” e senza proprietà, “The Sovereign Individual” riconosceva l’importanza della proprietà e prevedeva una disuguaglianza intrinseca nel nuovo paradigma digitale, dove la “frontiera” online sarebbe stata accaparrata dai primi arrivati, proprio come quella fisica.
Balaji Srinivasan, investitore e sostenitore del “tecno-libertarismo”, ha sviluppato il concetto di “nazione nel cloud” (cloud country). Partendo dall’osservazione che le persone formano forti legami e comunità online basate sull’affinità, indipendentemente dalla posizione fisica, Srinivasan proponeva di considerare queste comunità digitali come il nucleo di nuove entità politiche. La sua visione prevedeva di costruire uno “stato embrionale” online (“prima nel cloud”), arruolando membri interessati a fondare un nuovo social network, una città e infine un paese virtuale. In una fase successiva, questa comunità digitale avrebbe acquistato territori fisici tramite crowdfunding (“da ultimo sulla Terra”) per creare un insediamento reale.
A differenza dei movimenti secessionisti o “prepper” tradizionali che cercano isolamento fisico, il modello di Srinivasan si basa sull’iper-connettività ed è ispirato a “stati start-up” come Singapore o Israele (quest’ultimo visto da critici come un esempio di nazione high-tech ma militarizzata e basata sulla segregazione). La governance di queste “nazioni nel cloud” sarebbe basata sul modello aziendale (“un’azione, un voto”) piuttosto che su quello democratico (“una persona, un voto”), con la proprietà della terra detenuta dalla società fondatrice e i residenti che possiedono quote della “città”. Questo realizza l’idea di una “sovcorp”, una repubblica aziendale sovrana, dove le relazioni sono regolate da “termini e condizioni” anziché diritti e doveri.
L’avvento delle criptovalute, in particolare Bitcoin, è visto come la realizzazione tecnica del “cyberdenaro” e un’ulteriore forma di “uscita”. Permettendo transazioni sicure e trasparenti al di fuori del controllo delle banche centrali e abilitando “contratti smart” basati su algoritmi, la blockchain viene interpretata come un modo per rimuovere il fattore umano (e la fiducia) dal sistema monetario e legale. Srinivasan paragona la creazione di Bitcoin al “LARPing” (gioco di ruolo dal vivo) di una valuta, suggerendo che se è stato possibile far esistere una valuta in questo modo, lo stesso si possa fare con una nazione (“crea una tua moneta… crea una tua nazione”).
Vi sono però diverse critiche e vanno considerate le omissioni di questa visione:
- Debito verso lo Stato: Si ignora il fatto che internet e gran parte della tecnologia che rende possibili queste idee sono nati da investimenti e ricerche finanziati dallo Stato (la “Fascia della Carta”).
- Costo delle risorse: Le “nazioni nel cloud” non possono esistere senza infrastrutture fisiche (data center, reti elettriche) con notevoli impatti ambientali (consumo energetico del crypto mining) che vengono ignorati.
- Mito della “terra nuda”: La visione di trovare territori “liberi” o “sottoutilizzati” per nuovi insediamenti ignora la storia di espropriazione, i diritti delle popolazioni indigene e i conflitti territoriali esistenti. Esempi come l’Australia, la Polinesia francese e Israele dimostrano che non esiste terra “nuda” e che la creazione di nuove entità su territori contesi porta a muri e sistemi a due livelli.
- L’illusione della fuga: La pandemia di Covid-19, vista da Srinivasan come un catalizzatore di frammentazione e “uscita”, ha in realtà dimostrato l’importanza cruciale delle capacità statali e ha rafforzato la fiducia (o la sua mancanza) nelle istituzioni come fattore chiave nella gestione della crisi.
- Controllo nel Metaverso: Le piattaforme digitali e il Metaverso, essendo di proprietà privata, non offrono una vera libertà ma sono spazi di sorveglianza e controllo aziendale, dove ogni azione degli utenti viene tracciata e monetizzata.
- Classe subordinata: Come nella dialettica hegeliana tra padrone e schiavo, le “nazioni nel cloud” o le “città start-up” dipendono inevitabilmente da una classe inferiore (gig workers, personale dei data center, lavoratori migranti) il cui lavoro è essenziale ma la cui esistenza viene spesso trascurata dai “visionari”, creando una potenziale instabilità futura.
In conclusione, mentre la “febbre della zona” e il sogno di un capitalismo senza democrazia persistono e cercano nuove sedi (come Miami o progetti legati alle criptovalute), la realtà fisica e sociale, con i suoi costi ambientali, le sue storie di oppressione e la dipendenza da una classe lavoratrice, continua a rappresentare un ostacolo significativo e spesso ignorato a queste visioni utopiche di “uscita” e governance privata. (fonte: Q. Slobodian, “Il capitalismo della frammentazione”)