Tecnosoluzionismo

Il soluzionismo tecnologico, o tecnosoluzionismo, rappresenta l’ideale di utilizzare soluzioni tecnologiche per affrontare problemi sociali complessi, spesso sostenuto da figure del settore privato. Derivato dalla Californian Ideology, promuove l’idea neoliberista di minimizzazione dello Stato e enfatizza soluzioni semplici a problemi complessi, come nel caso delle narrazioni sull’IA. Questo approccio è influenzato dalle culture controculturali degli anni ’60 e dalla visione romantica della tecnologia. Una critica centrale al soluzionismo è che le soluzioni vengono anteposte alla comprensione dei problemi, portando a un uso inappropriato della tecnologia, come dimostrato dal suo impiego nella blockchain senza una chiara comprensione del contesto in cui viene applicata. Inoltre, gli hackathon e le pratiche di sviluppo internazionale tendono a depoliticizzare i problemi sociali, trasformandoli in sfide tecniche da risolvere, senza affrontarne le implicazioni socio-politiche. Questo fenomeno è accentuato dalle disuguaglianze di potere globali, specialmente nel contesto dell’umanitarismo e dello sviluppo. Il soluzionismo genera hype e sperimentazione tecnologica, con conseguenze negative, come l’idea di “disruption” applicata a contesti fragili. Questa dissociazione tra comprensione e azione crea un approccio post-umanitario, in cui l’azione sembra più volta a soddisfare un senso di autosoddisfazione che a produrre un reale aiuto per le persone in difficoltà. (fonte: M. Madianou, “Technocolonialism: When Technology for Good is Harmful”)