Analisi davvero interessante, che però sui fondamentali* degrada a pippone

Il concetto di capitalismo digitale manca, al momento, di una definizione univoca. Può infatti indicare trasformazioni in ambiti piuttosto diversi: nei regimi di proprietà, nella razionalizzazione dei processi produttivi nelle tecnologie di produzione, nelle modalità del lavoro, nell’estrazione e nello sfruttamento di un genere particolare di materiale, i dati, nell’appropriazione dell’esperienza umana quale materia prima da trasformare in surplus comportamentale da scambiare sul mercato dei comportamenti futuri. È tuttavia forse possibile giustificare la possibilità di parlare di una nuova forma del capitalismo, il “capitalismo digitale”, ponendo l’accento sulle innovazioni tecnologiche promosse dal digitale in tre ambiti strettamente correlati: 1) nella forma organizzativa d’impresa: le piattaforme; 2) nell’accesso e nell’impiego a scopo di profitto di un’enorme quantità di informazioni strutturate e non strutturate generate dalle macchine e dagli esseri umani: i big data; 3) nella diffusione di processi decisionali automatizzati guidati da un’intelligenza capace di decidere le azioni più opportune in funzione dell’obiettivo previsto: l’intelligenza artificiale (ia). (E. Greblo Il capitalismo digitale. Uno sguardo d’insieme – in AutAut , 407 – Digito ergo sum. Indagini sul capitalismo digitale)

*digitale usato come concetto.