
Sintesi Analitica: “Né verticale né orizzontale” di Rodrigo Nunes
Executive Summary
Il libro Né verticale né orizzontale di Rodrigo Nunes offre una teoria generale dell’organizzazione politica in risposta al ciclo di lotte globali del 2011-2020. L’opera si propone di superare la paralizzante dicotomia tra “verticalismo” e “orizzontalismo” che ha caratterizzato i dibattiti della sinistra, specialmente dopo la “sconfitta” dei movimenti degli anni Dieci. Nunes sostiene che l’organizzazione non è una questione di scegliere una forma ideale (come il Partito), ma di gestire costantemente la tensione tra forze opposte (es. centralizzazione/decentramento, unità/differenza).
I punti chiave dell’analisi sono:
- L’Ecologia Organizzativa: Il paradigma proposto si sposta dal pensare a singole organizzazioni a un’“ecologia distribuita” in cui coesistono e interagiscono diverse forme e livelli di azione (aggregata, collettiva, distribuita), attori (individui, collettivi, partiti) e strategie.
- Critica dell’Autorganizzazione: Nunes decostruisce l’idea di “spontaneismo” come un “provvidenzialismo ateo”, una fede teleologica che le cose si risolvano da sole. L’autorganizzazione non è l’assenza di organizzazione, ma l’effetto emergente delle azioni concrete degli attori all’interno di un sistema. Una teoria dell’organizzazione deve quindi partire “dall’interno”, dalla prospettiva di agenti con informazioni e capacità limitate.
- Leadership Distribuita e Funzione-Avanguardia: La leadership non è una posizione fissa ma una funzione che circola all’interno dell’ecologia. Emerge da “nuclei organizzativi” che avviano processi di diffusione. Analogamente, l’avanguardia non è un’entità depositaria di una verità storica (“avanguardismo”), ma una funzione contingente e sperimentale che apre nuove possibilità.
- Il Problema dell’Adeguatezza: Attraverso un’analisi critica del populismo, Nunes introduce il concetto di “adeguatezza”: la capacità di un progetto politico di “fare presa” su una congiuntura, trovando la massima tensione trasformativa possibile senza diventare “rumore” incomprensibile. Ciò richiede di collegare obiettivi a lungo termine e azioni immediate attraverso una chiara “direzionalità”.
- Potentia vs. Potestas: L’obiettivo dell’organizzazione è accumulare e orientare la potentia (il potere di fare, la capacità collettiva) per affrontare la potestas (il potere costituito, il comando). Il dilemma fondamentale è che l’accumulo di potentia rischia sempre di cristallizzarsi in nuova potestas, trasformando lo strumento di emancipazione in una nuova forma di oppressione.
In sintesi, il libro è un invito a recuperare la questione dell’organizzazione come un’attività pratica e strategica, liberandola da dogmatismi e false opposizioni. Propone un approccio pragmatico e relazionale per costruire potere collettivo in un’epoca di crisi sistemiche.
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Contesto: Il Ritorno della Questione dell’Organizzazione
L’opera di Rodrigo Nunes si inserisce in un contesto storico preciso, segnato dal ciclo di lotte globali iniziato nel 2011 (da Piazza Tahrir a Occupy Wall Street, fino a Black Lives Matter) e dalla successiva sensazione di un’opportunità mancata. La prefazione all’edizione italiana sottolinea come, nonostante le accelerazioni storiche (pandemia, escalation militare), le questioni sollevate dal libro rimangano centrali.
- Continuità delle Crisi: Siamo ancora nel solco della crisi economica del 2007-2008 e delle sue conseguenze, così come della crisi climatica, della violenza patriarcale e della guerra contro i lavoratori.
- Limiti dell’Orizzontalismo: Le insurrezioni del 2011, pur significative, hanno mostrato limiti evidenti: incostanza, incapacità di durare nel tempo, di evolvere tatticamente e di difendersi dalla repressione. Molti di questi limiti sono stati associati alla filosofia spontanea dell’“orizzontalismo”.
- Un’Impasse Politica: L’incapacità di quel ciclo di lotte di consolidarsi ha generato una “reazione depressiva” nell’attivismo, oscillante tra la nostalgia per la forma-Partito storica e la ricerca di un “qui e ora” effimero.
- La Necessità di una Teoria: In questo vuoto, è riemersa la “questione dell’organizzazione” (Organisationsfrage). Intellettuali come Alain Badiou, Jodi Dean e altri hanno sottolineato come ogni progetto di trasformazione richieda un ripensamento delle forme organizzative, spesso riproponendo, in modo più o meno vago, la forma-partito.
Nunes si propone di sottrarre il concetto di “organizzazione” alla sua sinonimia con la forma-partito, sviluppando una teoria di ciò che l’organizzazione è prima di poter definire ciò che dovrebbe essere. Per farlo, stabilisce tre principi guida:
- Una teoria descrittiva: Mappare le variabili del problema dell’organizzazione, piuttosto che prescrivere una forma corretta.
- Continuità con la natura: Concepire l’organizzazione politica in continuità con l’organizzazione naturale, rifiutando l’eccezionalismo antropocentrico.
- Una narrazione dall’interno: Adottare la prospettiva di agenti con informazioni e capacità limitate, per i quali il futuro è aperto e incerto.
Oltre la Dicotomia: Due Melanconie e l’Opposizione Reale
Un ostacolo centrale alla riflessione sull’organizzazione è un “dualismo paralizzante” che contrappone concetti come verticalità/orizzontalità, unità/differenza, micro/macropolitica come scelte esclusive. Nunes rintraccia l’origine di questa impasse in quella che definisce una “schismogenesi simmetrica” tra “due melanconie di sinistra”.
- La Sinistra del 1917: Attaccata all’ideale della forma-partito e della rivoluzione come rottura centralizzata, vive la sconfitta storica del “socialismo reale” e del movimento operaio classico. Tende a vedere le pratiche della sinistra post-’68 (micropolitica, lotte identitarie) come la causa della frammentazione e dell’inefficacia.
- La Sinistra del 1968: Nata in reazione ai fallimenti e all’autoritarismo della sinistra del ’17, valorizza la molteplicità, la differenza, l’autonomia e la spontaneità. Vive come una perdita l’abbandono del desiderio rivoluzionario e tende a vedere ogni tentativo di centralizzazione e unità come un tradimento e una ricaduta nell’autoritarismo.
Queste due prospettive, secondo l’analisi di Wendy Brown e Jodi Dean, si accusano a vicenda, rafforzando un’opposizione speculare che impedisce di pensare l’organizzazione come mediazione. Per superare questa impasse, Nunes propone di concepire queste opposizioni non come contraddizioni logiche (che richiedono una sintesi o una scelta), ma come opposizioni reali (nel senso kantiano).
Opposizione Logica vs. Opposizione Reale
- Logica: Una contraddizione tra concetti (A e non-A) che si escludono a vicenda. La soluzione è una sintesi che li supera.
- Reale: Un’opposizione tra forze o tendenze reali (es. due forze che agiscono su un corpo in direzioni opposte). Le forze non si annullano logicamente, ma producono uno stato reale (un equilibrio, un movimento) che è il risultato della loro interazione.
L’organizzazione non è la forma che risolve la contraddizione una volta per tutte, ma l’attività costante di mediazione tra queste forze. La domanda non è “o l’uno o l’altro?”, ma “quanto?”: quanta autonomia, quanto coordinamento, quanta centralizzazione? Si tratta di un equilibrio dinamico che deve essere costantemente rinegoziato nella pratica.
Dall’Organizzazione all’Ecologia Organizzativa
Nunes propone di abbandonare il “paradigma della rete” inteso come una forma specifica per generalizzarlo: ogni cosa è già una rete, un’ecologia. Non ha senso contrapporre “reti” a “non-reti” (come i partiti), perché anche le organizzazioni formali sono nodi all’interno di una rete più ampia.
- Azione Distribuita: Ogni processo di cambiamento sociale è una combinazione di:
- Azione aggregata: L’accumulo di azioni individuali non coordinate (es. “rivoluzione sessuale”).
- Azione collettiva: L’azione intenzionale di gruppi che si percepiscono come un soggetto collettivo.
- L’intreccio di queste due forme costituisce l’azione distribuita, lo spazio reale di ogni lotta.
- L’Ecologia Distribuita: Il punto di partenza di una teoria dell’organizzazione non è la singola organizzazione, ma l’ecologia in cui essa opera. Questa ecologia è una pluralità di attori, forme e strategie che interagiscono, competono e cooperano.
- Differenziazione Funzionale: All’interno dell’ecologia, attori diversi svolgono funzioni diverse e complementari. L’esempio citato è la relazione tra attivisti “radicali” e “moderati”: la presenza dei primi può creare spazio di manovra per i secondi. Nessuno vince da solo.
- Logica di Piattaforma: I nuclei organizzativi agiscono sempre più come “piattaforme”, fornendo risorse, protocolli e obiettivi che permettono a un’ampia gamma di individui di partecipare all’azione collettiva, senza determinare completamente i risultati.
Questo approccio sposta l’enfasi dalla competizione a somma zero alla cooperazione e alla composizione, riconoscendo l’interdipendenza tra i vari attori dell’ecologia.
Critica dell’Autorganizzazione: Una Teleologia senza Soggetto
Nunes conduce una critica radicale delle nozioni di “spontaneità” e “autorganizzazione”, spesso usate come feticci contro l’organizzazione intenzionale.
- “Non esistono sistemi autorganizzati”: La distinzione tra un sistema e il suo “esterno” è sempre una decisione relativa a un osservatore. Ogni sistema è aperto e influenzato da cause esterne. Pertanto, l’idea di un’autorganizzazione “pura”, non contaminata da influenze esterne, è un’illusione.
- “Provvidenzialismo Ateo”: L’idea che un processo “spontaneo” condurrà necessariamente a un risultato desiderabile (es. l’emancipazione) è una forma di teleologia, una fede in una provvidenza benevola che si sostituisce alla necessità storica del marxismo classico.
- L’Autorganizzazione dall’Interno: L’autorganizzazione non è una forza trascendente che si dispiega indipendentemente da ciò che fanno gli attori. È semplicemente l’effetto emergente delle loro azioni. Questo include sia le decisioni “locali” sia gli sforzi di influenzare il sistema su scala più ampia. Rinunciare a priori a questi ultimi è una scelta ingiustificata.
- Teleologia con e/o senza Soggetto: La fiducia nell’autorganizzazione come garanzia di un esito positivo svolge una funzione compensatoria: permette di mantenere la speranza di fronte all’impotenza, senza assumersi la responsabilità dell’organizzazione. Essa può manifestarsi come:
- Teleologia senza soggetto: Il mercato (Hayek), l’evoluzione cosmica (i neocomunitaristi), o una fede generica nei processi naturali.
- Teleologia con un soggetto: Hardt e Negri descrivono la moltitudine come un soggetto quasi-hegeliano il cui potere costituente si auto-organizza verso l’emancipazione, in un processo che, secondo Nunes, rischia di non essere abbastanza “immanente” e di reintrodurre una forma di trascendenza.
La conclusione è che se si rinuncia alla teleologia, si deve abbracciare la necessità dell’organizzazione. La politica richiede un soggetto che si assume la responsabilità di produrre effetti.
Leadership e Avanguardia Ridefinite
Il superamento dell’orizzontalismo ingenuo richiede un ripensamento dei concetti di leadership e avanguardia, spogliandoli delle connotazioni autoritarie.
- Leadership Distribuita: All’interno di un’ecologia, la leadership non è una posizione fissa ma una funzione che circola. È un “evento-rete”: l’introduzione di una modulazione nel comportamento collettivo che si propaga.
- Nuclei Organizzativi: Questa funzione è spesso esercitata da nuclei organizzativi relativamente piccoli (collettivi, gruppi di attivisti) che, in un contesto di alta connettività e bassi costi organizzativi, possono innescare effetti su larga scala.
- Controllo Diffuso: In un’ecologia senza un centro egemonico, questi nuclei non sono formalmente responsabili verso tutti, ma sono soggetti a un “controllo diffuso”. Il loro prestigio e la loro influenza dipendono dalla capacità di promuovere iniziative percepite come valide dall’ecologia nel suo complesso. La minaccia di perdere sostegno e cooperazione agisce come un meccanismo di controllo.
- Funzione-Avanguardia vs. Avanguardismo: Nunes distingue nettamente:
- Avanguardismo: La pretesa di un gruppo di possedere la conoscenza oggettiva del processo storico, giustificando così una posizione di guida permanente.
- Funzione-Avanguardia: Un’iniziativa sperimentale e contingente che esplora il “possibile adiacente” di una situazione. Non è legata alla necessità storica, ma alla capacità di aprire un cammino che altri possono seguire. È una funzione che circola, non una posizione fissa.
Il Problema dell’Adeguatezza e la Radicalità Relazionale
Attraverso una discussione sul populismo di sinistra, Nunes introduce il concetto fondamentale di “adeguatezza”.
- Adeguatezza: Riguarda le qualità che un progetto politico deve avere per “fare presa” in una data congiuntura, invece di limitarsi a marcare una posizione di principio. Si tratta di trovare un punto di incontro con gli interessi, i desideri e le esperienze vissute delle persone.
- Tensione e Direzionalità: L’adeguatezza non è semplice adattamento. Utilizzando il concetto di “tensione di informazione” di Gilbert Simondon, Nunes sostiene che un’iniziativa politica deve avere una tensione ottimale:
- Troppo poca tensione: Il messaggio è troppo simile alla situazione esistente e non produce trasformazione.
- Troppa tensione: Il messaggio è troppo discontinuo e viene percepito come “rumore”, risultando inefficace.
- L’adeguatezza è la ricerca del massimo della differenza che può ancora essere recepito come segnale. A questo si aggiunge la direzionalità: la capacità di collegare obiettivi immediati a una trasformazione a lungo termine, espandendo progressivamente il campo del possibile.
- Pedagogia dell’Adeguatezza: Facendo riferimento a Paulo Freire e alla Teologia della Liberazione, la relazione tra chi organizza e chi è organizzato è vista come un processo pedagogico reciproco. L’obiettivo non è trasferire una conoscenza precostituita, ma gestire la tensione tra saperi diversi per produrre un’emancipazione comune.
- Radicalità Relazionale: La radicalità non è una proprietà astratta o uno stile, ma una qualità relazionale. Un’azione è radicale se è l’azione più trasformativa compatibile con una data situazione. Una strategia radicale, in senso ecologico, preferisce “aggiungere realtà” piuttosto che sottrarla, potenziando ciò che già esiste invece di perseguire una purezza identitaria.
Il Partito e l’Orizzonte della Trasformazione
Il libro affronta infine il “ritorno” della forma-partito, non come soluzione unica, ma come un elemento all’interno dell’ecologia organizzativa.
- Il Partito come Nucleo Organizzativo: Il partito è un tipo di nucleo organizzativo specializzato nella funzione elettorale e istituzionale. La questione non è “se” i partiti abbiano un posto, ma quale relazione dovrebbero avere con il resto dell’ecologia.
- Partiti Digitali e Base Sociale: Le recenti esperienze (Podemos, Momentum) mostrano una differenza cruciale:
- Partiti che si rivolgono a un “popolo” atomizzato (es. Cinque Stelle) tendono a una leadership verticale e centralizzata.
- Partiti che nascono come sbocco per una base sociale già mobilitata (es. le origini di Podemos) instaurano una relazione più reciproca e conflittuale, dove la debolezza istituzionale del leader può essere una garanzia per la base.
- La Legge di Ferro dell’Oligarchia: Citando Michels, Nunes ricorda che la tendenza all’oligarchia è inerente a ogni organizzazione, non solo ai partiti. È una tendenza che deve essere costantemente contrastata da una potentia collettiva attiva. Non c’è una forma che possa garantire contro questo rischio.
- Diversità di Strategie: La conclusione è la necessità di un “pluralismo strategico flessibile” (Erik Olin Wright), che combini logiche di rottura, interstiziali (costruzione di alternative) e simbiotiche (uso dello Stato e del mercato). Nessuna singola strategia è sufficiente. L’obiettivo è sviluppare scommesse strategiche concrete, radicate nei colli di bottiglia della riproduzione sociale (debito, casa, trasporti) per costruire una base sociale ampia e articolata.
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