Un ringraziamento al Cesp di Torino per aver affrontato in modo molto efficace un tema che ho sviluppato nel blog e una concettualizzazione dell’emancipazione che è sottesa alla gran parte delle mie attività nel campo della cosiddetta intelligenza artificiale.
Deconolonializzare

Pluriverso

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“IA” decolonializzata?
Un quadro di competenze collettive per concepire, progettare e realizzare un’intelligenza artificiale (IA) pluriversale, umile, non ecocida e pluriepistemica richiede un radicale distacco dalla razionalità capitalista, dall’antropocentrismo e dal determinismo tecnologico che dominano la modernità,. Sebbene tecnologie come l’intelligenza artificiale, la robotica e l’informatica siano oggi spinte dalla “quarta rivoluzione industriale” per aumentare i profitti delle grandi imprese, e minaccino di causare grave disoccupazione sostituendo il lavoro umano, i principi del pluriverso offrono una via per re-immaginare questi strumenti.
Concezione pluriepistemica e transdisciplinare Per ideare un’IA che sia veramente pluriepistemica, le competenze collettive devono allontanarsi dalla visione della scienza occidentale come unico modo per produrre verità e progresso. La concezione tecnologica deve basarsi sul dialogo interculturale e sulla co-produzione della conoscenza, riconoscendo la “memoria bioculturale” e i saperi tradizionali dei popoli indigeni e contadini. Un simile quadro di competenze deve essere transdisciplinare, capace di integrare le scienze naturali e sociali con diverse facoltà umane e visioni del mondo, contemplando la realtà nella sua complessità senza alcun dogma o pretesa di superiorità. Questo approccio permette di concepire l’IA non come una “soluzione magica” o un technofix a problemi che sono strutturali, ma come un dispositivo radicato in “ontologie relazionali”, in cui umani e non-umani sono interconnessi in una rete di mutuo supporto,.
Progettazione non ecocida e umile Un’IA non ecocida deve riconoscere i limiti biofisici del pianeta e ripudiare l’illusione della dematerializzazione,. La produzione di dispositivi digitali è attualmente un disastro ecologico che si basa sull’appropriazione distruttiva di territori (estrattivismo), originando i cosiddetti “computer insanguinati” a causa dell’estrazione di minerali come il cobalto,,. Le competenze per la progettazione devono invece fondarsi su un paradigma di “produzione neghentropica” (produttività eco-tecno-culturale), che rispetti le condizioni termodinamico-ecologiche della biosfera e non trasformi irreversibilmente la natura in merci e inquinamento,,. Inoltre, l’umanità deve re-imparare a percepirsi come una parte umile della natura, abbandonando l’antropocentrismo a favore dei Diritti della Natura e di una visione ecocentrica del mondo,. La progettazione dell’IA dovrebbe ispirarsi alla tecnologia conviviale di Ivan Illich: dispositivi moderni limitati in modo responsabile, che favoriscono l’interdipendenza comunitaria, massimizzano l’accesso libero per tutti e si astengono dal ledere l’uguale libertà altrui o dal dominare la natura,.
Realizzazione pluriversale e gestione come bene comune Per realizzare un’IA che favorisca il pluriverso — “un mondo in cui c’è posto per molti mondi” — è imperativo sottrarre il controllo del codice ai monopoli delle grandi aziende tecnologiche. Le competenze realizzative devono basarsi sui principi del Free Software e dell’open-source, che codificano la libertà di eseguire, studiare, modificare e ridistribuire i programmi. Il codice sorgente e l’infrastruttura computazionale devono essere governati come beni comuni (commons), gestiti collettivamente attraverso pratiche di commoning, in opposizione alla proprietà intellettuale privata e all’esclusione capitalista. Questo permetterebbe alle comunità di adattare e utilizzare la tecnologia per risolvere problemi sociali e ambientali a livello locale, favorendo una democratizzazione tecnologica dal basso anziché un controllo autoritario e frammentante tipico dell’immaginario corporativo delle Smart City,.
Governance fondata sulla democrazia radicale Infine, il quadro delle competenze collettive deve includere la capacità di prendere decisioni comunitarie sull’impiego di queste tecnologie. Questo richiede l’abbandono delle deleghe tecnocratiche in favore di una democrazia diretta e radicale, in cui il potere decisionale risieda nelle assemblee faccia a faccia e nelle unità locali, seguendo il principio del “comandare obbedendo”,,. L’uso dell’IA deve essere orientato alla soddisfazione dei bisogni autentici e al benessere collettivo, valutando criticamente ogni innovazione tecnologica in base alla sua capacità di proteggere l’integrità ecologica, promuovere la giustizia sociale e garantire la dignità della vita in tutte le sue forme. Laddove l’automazione generi perdite di lavoro, la collettività dovrà implementare misure come un reddito di base per tutelare i cittadini in questa transizione.
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