Innovazione

Soprattutto nella locuzione “fare i.“, assegna al “nuovo” – in particolare se “digitale” – il ruolo di fine anziché quello di mezzo. Questa espressione è tipica dell’egemone immaginario mercatista e ha oscurato la prospettiva secondo cui i cambiamenti introdotti dovrebbero invece essere strumenti di sviluppo umano, concepiti, impiegati e monitorati in base a espliciti criteri civici, etici, ecologici, bio-medici, economici e sociali. È un approccio deterministico, fondato sul profitto di impresa, ed è alla base dell’accettazione subalterna delle disruzioni indotte dalle modifiche all’assetto tecnocratico.

Molto interessante la riflessioni in proposito di Gui:

“Quali sono dunque le differenze tra progresso e innovazione? Il concetto di progresso veicola l’idea di un ineluttabile cambiamento in meglio dal punto di vista socio-tecnologico. Il progresso tiene insieme passato, presente e futuro. Esso veicola una positività del cambiamento nell’ottica di un miglioramento delle condizioni di vita del genere umano e ha un’implicazione etico-civile oltre che tecnico-economica. L’innovazione è, invece, un concetto più neutro dal punto di vista etico. Esso descrive l’introduzione di nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione e simili (vocabolario Treccani). In un sistema che ha smarrito la fede in un orizzonte di miglioramento preciso, la velocità di produzione di novità finisce per diventare un valore in sé. Non si sa – nel concetto di innovazione – se la novità avrà un impatto positivo per il genere umano, né si ritiene di avere gli strumenti per saperlo. Ma, tutto sommato, questa preoccupazione passa in secondo piano. Ciò che interessa è che si innovi, si vada avanti, beneficiando della positività di tale novità in un periodo più breve: innovare è un bene perché, intanto, rende più competitivi nei mercati globali e locali”.

La distinzione tra innovazione e progresso è chiarissima nelle concettualizzazioni dell’economia fondamentale, che si distingue in materiale e provvidenziale ed è finalizzata al benessere sociale, attraverso la fornitura di beni essenziali (dall’acqua corrente all’istruzione) il cui fine è migliorare la condizione di tutti e di ciascuno e di accrescere la capacità umana generale, riconoscendone i diritti universali.

Sempre in questo ambito, viene proposto invece il termine rinnovamento, che ha valenza di iterazione, riproposizione resa più efficace e coerente con gli obiettivi, miglioramento, estensione del benessere diffuso.

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